PESCARA - Sono passati due anni da quel 27 ottobre 2006. Ora l'inchiesta sulla Fira, la finanziaria regionale, sta finalmente per arrivare al traguardo. Come già annunciato su queste pagine lo scorso 19 settembre, il Pm Filippo Guerra, prima di lasciare Pescara per Gela, ha firmato la conclusione delle indagini di un'inchiesta che è stata definita "la madre di tutte le inchieste abruzzesi", quella che in qualche modo ha dato la spinta anche alla Sanitopoli che oggi domina le cronache. Gli indagati sono 104, in 39 casi si tratta di società.
Protagonista principe dell'inchiesta Fira è l'ex presidente della finanziaria regionale, Giancarlo Masciarelli, l'uomo del cosiddetto "partito dei soldi". Al centro del lavoro dei magistrati c'è la gestione dei finanziamenti pubblici erogati dalla Fira tra il 2002 e il 2004, una Fira che, per l'accusa, Masciarelli avrebbe trasformato in azienda privata, distribuendo finanziamenti a società prive di requisiti: un giro di almeno 16 milioni di euro. La Guardia di Finanza di Pescara ha ricostruito con certosina pazienza l'incredibile giro di denaro, grazie anche all'ormai famosa "pen-drive" su cui erano riportati nomi e cifre, compresi finanziamenti a partiti poltici del centrodestra, in primis Forza Italia: secondo Guerra, un milione di euro "in nero" sarebbe finito nelle casse della campagna elettorale "azzurra" dell'epoca, soldi riferibili a quella che viene definita la mega-truffa della Fira. Del resto a mettere Masciarelli alla guida della finanziaria fu proprio un esponente di primo piano di Forza Italia, l'ex assessore regionale ed ex-coordinatore degli "azzurri" abruzzesi Vito Domenici, con Masciarelli il personaggio di maggiore spicco di questa operazione "Bomba", così chiamata dal nome del paese dove avevano sede alcune società create appositamente per usufruire dei fondi Docup. Domenici e Masciarelli sono al centro di questa inchiesta, così come lo sono per Sanitopoli (Masciarelli è ancora agli arresti domiciliari, Domenici è stato appena scarcerato). L'attuale coordinatore regionale di Forza Italia, Andrea Pastore, e l'osservatore elettorale Gaetano Quagliariello tengono lontano il partito da questa vicenda: «Se emergeranno responsabilità penali, saranno personali, il partito non c'entra». Ma l'insofferenza tra molti "azzurri" è palpabile.
Nella lunga lista degli indagati spiccano i nomi di Paolo Di Michele, considerato il braccio destro di Masciarelli ed a cui è attribuita la "pen-drive" custode di segreti, di Marco Picciotti, imprenditore che, secondo l'accusa, creava società fantasma, di Vincenzo Angelini, l'imprenditore della sanità privata che con le sue accuse ha fatto arrestare Ottaviano Del Turco e gli altri personaggi dell'inchiesta Sanitopoli, Silvio Cirone, Carolina D'Antuono, Giovanni Cirulli, Ivan Marinelli, Pietro D'Arcangelo, Barbara Picciotti, dell'ex vice presidente della Fira nonchè all'epoca dei fatti genero dell'ex governatore Giovanni Pace, esponente di Alleanza nazionale, e ancora di Vincenzo Trozzi e Domenico Grossi, primo a parlare del vorticoso giro di denaro.
Le accuse vanno dall'associazione per delinquere alla truffa, dal falso alla corruzione fino alla malversazione ai danni dello Stato.