Nessuna polemica con il Pd, ma Dario Fo attacca il Quirinale: in un paese civile il presidente non firma...
ROMA. Da piazza Navona Di Pietro lancia la raccolta di firme per il referendum contro il lodo Alfano, invita ad una nuova resistenza contro la «dittatura dolce» che si sta instaurando in Italia, ed evita ogni polemica con il Pd. Ancora una volta a far discutere è però un nuovo attacco a Napolitano, lanciato questa volta da Dario Fo. «Il lodo Alfano è una legge fuori della Costituzione - ha infatti sostenuto il premio Nobel arrivando in piazza - in una nazione civile nessun presidente della Repubblica l'avrebbe firmata».
Uno «strappo» rispetto ai propositi dichiarati dal palco dallo stesso Di Pietro che avrebbe voluto tenere a freno gli uomini di spettacolo. «Questa volta piazza Navona non si farà fregare», aveva assicurato, riferendosi alle polemiche scatenate dagli interventi forti di Grillo, della Guzzanti o di Travaglio contro la Carfagna e Napolitano nella precedente manifestazione. «Se ci facciamo fregare - aveva spiegato alle circa 3-4 mila persone presenti - il danno che ne avremo è che la notizia domani non sarà cosa sta facendo il governo, ma cosa ha detto chi fa satira».
Il leader dell'Italia dei valori ha invece ribadito con forza che il governo Berlusconi mette a serio rischio la democrazia in Italia. «Berlusconi sta alla democrazia come Fede sta all'informazione», accusa. Perché quando i cittadini non sono più uguali di fronte alla legge, quando il Parlamento è svuotato dei suoi poteri, quando l'informazione è in gran parte sotto il controllo del governo, il rischio che l'impalcatura democratica ceda è più che mai reale. «Si arrabbiano quando lo diciamo - dice Di Pietro - ma la dittatura c'è anche se non è così evidente come una volta perché addormenta le coscienze e ti fa pensare che il mondo sia fatto di bagaglini e veline».
E a chi critica i suoi toni battaglieri, risponde che non si può aspettare domani per fare opposizione. «Quando c'è una dittatura alle porte si fa resistenza subito». Chiudendo la manifestazione, rispolvera il «resistere, resistere, resistere», di Saverio Borrelli, e invita la società civile a ribellarsi a un governo che «sta tra il Bagaglino e la truffa». Paventa esplicitamente il rischio di un nuovo fascismo. Ricorda infatti che «nel ventennio è successo quello che è successo perché la democrazia non ha saputo reagire: se al primo partigiano avessero detto "tanto non ce la fai" non ci sarebbe stato nessun altro partigiano. Per questo io dico: chi se ne frega di che partito sei, ma unisciti a noi e ferma la dittatura alle porte».
Questa volta Di Pietro evita accuratamente qualsiasi polemica con il Pd. Non nasconde le differenze, ma parla di due modi legittimi di fare opposizione. «Non sentirete una parola contro i nostri alleati», promette. Assicura che non c'è «contrapposizione», ma soprattutto accusa il sistema dell'informazione di sottolineare più le differenze fra lui e Veltroni che non la comune battaglia di opposizione contro il governo. Conferma poi che l'Italia dei valori sarà in piazza anche il prossimo 25 ottobre, nella manifestazione del Pd. E a sera annuncia che la raccolta di firme sta procedendo con il vento in poppa. In un solo giorno sarebbero state raccolte 250 mila firme, in linea con l'obiettivo di raccoglierne 500 mila entro questa sera. Anche se per firmare ci saranno ancora tre mesi di tempo.