Le case a ridosso della strada ferrata saranno abbattute
GIULIANOVA. Devono lasciare le case che le Ferrovie avevano assegnato loro molti anni fa. Otto famiglie che abitano in altrettanti edifici di proprietà di Trenitalia, a ridosso della linea ferroviaria costiera da Martinsicuro a Silvi, hanno ricevuto lo sfratto. Entro il 31 dicembre dovranno fare le valigie e trovarsi un nuovo alloggio. Le loro case saranno abbattute.
Sbattuti fuori come se nulla fosse sono i "casellanti", ovvero i dipendenti delle Ferrovie - oggi in pensione - che avevano il compito di alzare e abbassare le sbarre dei passaggi a livello e di controllare la linea ferroviaria nel tratto di competenza.
«Non sappiamo proprio come fare», racconta Mariano Mercuri, figlio di Alvaro, una vita su e giù per la strada ferrata per compiere il proprio dovere, «quelli delle Ferrovie dicono che dobbiamo andare via solo per una questione di sicurezza. Eppure lungo la ferrovia ci sono tantissime altre abitazioni private. Cosa faranno? Chiederanno anche a loro di abbandonare le case? Noi abbiamo sempre pagato l'affitto e non possiamo permetterci nuove abitazioni. L'unica cosa che chiediamo è un po' di umanità».
C'è rabbia tra le otto famiglie. Si sospetta che dietro al provvedimento di sfratto non ci sia solo una questione di sicurezza. Anzi, la vera motivazione sarebbe legata a questioni economiche. E poi ci sono anche situazioni estreme, locatari dei cosiddetti "caselli" che hanno problemi di salute e devono ricorrere a cure mediche costose. Quindi non possono permettersi in alcun modo di acquistare un nuovo appartamento.
La vicenda avrà uno strascico legale. Infatti, le famiglie che hanno ricevuto lo sfratto hanno già dato mandato all'avvocato Claudio Iaconi di seguire l'evolversi della situazione, avviando le procedure per bloccare i provvedimenti. «Mio padre non pretende affatto che la casa passi nelle mani dei figli», conclude Mariano Mercuri, «chiede però di vivere serenamente il tempo che gli rimane. Poi le Ferrovie potranno fare ciò che vorranno. Crediamo che sia davvero un danno non di poco conto per le famiglie che vivono nei caselli essere sbattute improvvisamente fuori. La cosa che fa rabbia, poi, è la disparità di trattamento. In altri posti le case delle Ferrovie sono state trasformate in bar o ristoranti. Eppure lì non ne fanno una questione di sicurezza».