Iscriviti OnLine
 

Pescara, 30/04/2026
Visitatore n. 753.566



Data: 13/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Tre morti sul lavoro al giorno. Napolitano: basta. In Italia 1.200 decessi nel 2007. L'Anmil: 800mila gli invalidi, servono più tutele

ROMA. Oltre 1.200 morti in un anno, tre ogni giorno: gli infortuni sul lavoro - seppure in costante calo dal 2000 a oggi - si confermano una delle principali cause di morte in Italia, con un numero di decessi che è quasi il doppio rispetto agli omicidi. E' l'allarme lanciato dall'Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro (Anmil) in occasione della Giornata nazionale per le vittime celebrata in tutto il Paese. «Basta» ha detto il presidente della Repubblica, Napolitano. Di fronte alle continue tragedie «è doveroso tenere viva l'attenzione», ha sottolineato in un messaggio inviato al presidente dell'Anmil, Pietro Mercandelli, «non demordere nell'allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative».
Questo, ha proseguito Napolitano, «è un obbiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati e invalidi». Ogni giorno, secondo i dati dell'Anmil, in Italia si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono 3 persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Per questo, un impegno costante deve spingere tutti verso una «maggiore attenzione e precauzione», ha affermato il presidente del Senato, Renato Schifani, richiamando la sicurezza dei lavoratori come «una priorità assoluta». Anche per il presidente della Camera Fini il fenomeno delle morti bianche «è un'emergenza sociale assoluta, che offende la coscienza di ognuno di noi ed impone a tutte le istituzioni un deciso impegno volto a porvi urgentemente fine». Complessivamente nel 2007 le vittime sul lavoro secondo l'Inail, sono state 1.210, in calo del 9,8% rispetto al 2006, quando si erano contati 1.341 casi, così come gli infortuni in totale, che l'anno scorso sono stati 912.615, circa 15.500 casi in meno rispetto all'anno precedente. Nonostante le statistiche «dicano che gli infortuni continuano a scendere», ha rilevato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, «dobbiamo mantenere alta la guardia rispetto ad un fenomeno che ha una dimensione intollerabile in un paese moderno», ha detto parlando della necessità di andare avanti con il piano di formazione ed informazione, «diffondendo investimenti» ma anche aumentando i controlli. Quello che ancora manca «è il crollo dei dati, che non c'è perché un fattore culturale lo impedisce», ha aggiunto il presidente dell'Inail, Marco Fabio Sartori. E' un piano articolato quello su cui puntare per contrastare il fenomeno: occorrono più controlli e ispezioni, un «maggior senso di responsabilità» da parte dei datori di lavoro, un «ulteriore sforzo» sul fronte della comunicazione e sensibilizzazione, un intervento «più forte» sulla formazione, a partire dalla scuola, ha spiegato Mercandelli. Proposta sostenuta dal segretario Ugl, Renata Polverini, che ha annunciato una raccolta di firme per portare la materia nelle aule, sin dalle elementari. Va affrontato anche il capitolo del «progressivo deterioramento dei livelli di tutela indennitaria» per gli oltre 800mila invalidi del lavoro e dei quasi 130mila superstiti delle vittime. Le rendite vanno aggiornate, sono ferme dal 2000, «basti pensare che una vedova percepisce appena 700 euro al mese» ha aggiunto l'Anmil.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it