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Pescara, 30/04/2026
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Data: 13/10/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
La macchina da soldi chiamata Fira. Lo scandalo esplose una mattina di due anni fa. Ora siamo alla svolta

PESCARA - Lo scandalo Fira esplose sui giornali la mattina del 28 ottobre 2006: la Fira, la finanziaria regionale, emergeva dalle carte della Procura come una vera e propria macchina da soldi, lo strumento per intascare indebitamente i finanziamenti della Regione Abruzzo e della Comunità Europea. Il fulcro di quello che la Procura definiva «consorzio criminale» era Giancarlo Masciarelli, presidente della Fira. Le accuse parlavano di associazione per delinquere finalizzata ad una lunga serie di truffe ai danni dello Stato e della Comunità Europea, falsi, corruzione, malversazione, in relazione ai finanziamenti dei Docup 2002-2006 ed alla legge regionale 16 del 2002, la "legge Domenici".
E proprio Vito Domenici finirà per assurgere al rango di secondo indagato eccellente dell'inchiesta, di questa lunga inchiesta giunta nei giorni scorsi alla conclusione, a due anni da quel clamoroso ottobre.
Masciarelli, come noto, è finito sotto inchiesta anche per la vicenda dello scandalo della sanità che attualmente lo vede agli arresti domiciliari. Così come Domenici: l'ex coordinatore regionale di Forza Italia ed ex vice presidente della Giunta regionale di centrodestra è stato scarcerato da pochi giorni per il caso Sanitopoli. Secondo l'ipotesi accusatoria sulla vicenda Fira, Masciarelli e quanti erano a lui legati avrebbero messo in piedi un'associazione che avrebbe finanziariamente sostenuto il centrodestra: "collettore" di quel denaro sarebbe stato appunto Domenici, al punto che i magistrati ipotizzano una sorta di "tassa" del 10% proveniente dai contribuiti pubblici che gli imprenditori riuscivano ad ottenere aggiudicandosi fondi dei bandi Docup, "tassa" che attraverso Domenici sarebbe servita a finanziare Forza Italia in una misura stimata in circa un milione di euro tra la fine del 2003 e i primi mesi delò 2004. Come noto, sia l'attuale coordinatore regionale Andrea Pastore che il senatore Gaetano Quagliariello hanno reagito smentendo seccamente un coinvolgimento di Forza Italia, e sottolineando che se responsabilità emergeranno saranno esclusivamente personali.
Gli altri nomi più in vista tra quelli inseriti nell'ampia lista degli indagati sono quelli dell'imprenditore della sanità privata Vincenzo Angelini, il grande accusatore dell'inchiesta Sanitopoli, il cui nome sarebbe legato a tre fondi Docup (ma Angelini ha sempre sostenuto di avere resstituito tutto il denaro alla Regione), di Vincenzo Trozzi, vice presidente della Fira nel 2005 ed ex genero di Giovanni Pace, l'esponente di An che guidava la Giunta di centrodestra al tempo in cui comprendeva anche Domenici; Carolina D'Antuono, che ricopriva l'incarico di direttrice della Fira; Marco Picciotti, imprenditore lancianese; Domenico Grossi, architetto pugliese; Paolo De Michele, campano, collaboratore di Masciarelli; Barbara Tempesta, figlia dell'ex sindaco dell'Aquila, Biagio.
Ora, dopo l'avviso di conclusione delle indagini, si attende di conoscere quali saranno le ulteriori decisioni della magistratura sul conto degli oltre cento indagati in questa che è stato definita la "madre di tutte le inchieste". Sarà un autunno importante, per l'Abruzzo: inchieste che giungono alla svolta decisiva, uno sguardo attento sugli intrecci tra politica e affari che potrebbe, e dovrebbe, cambiare usi mal consolidati in questa regione





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