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Pescara, 30/04/2026
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Data: 13/10/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Cisl divide il fronte sindacale: scuola, pronti a revocare lo sciopero. Cgil e Uil: il decreto deve cambiare radicalmente. Il Pd: lavorare per l'unità

ROMA In un momento in cui gli appelli all'unità si sprecano, «per il bene del Paese, vista la gravissima crisi economica», sembrano invece moltiplicarsi gli strappi. L'ultimo avviene ad opera del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che dopo aver ascoltato in mattinata l'appello all'unità sindacale che gli ha rivolto ad Assisi il vice segretario del Pd, Dario Franceschini, dopo neppure tre ore, annuncia di «essere disponibile, in una congiuntura economica come questa, a revocare lo sciopero sulla scuola del 30 ottobre, se il governo ascolterà le nostre ragioni». La presa di distanza dagli altri sindacati avviene in diretta tv, durante "Domenica In".
«La Cisl potrebbe rinunciare volentieri allo sciopero a condizione che il governo convochi noi e gli enti locali per discutere come si riorganizza la scuola- afferma Bonanni, che si dichiara «a favore di una riforma per una scuola di popolo, perchè i lavoratori non possono mandare i figli alle scuole private, ma se ne deve discutere davvero- spiega - perciò se Berlusconi vuole rappacificarsi deve convocare una riunione e so che tutto spinge in questa direzione».
Sono parole che fanno sobbalzare i rappresentanti della Uil e della Cgil-scuola, anche se gli alleati della "triplice" continuano ad augurarsi che l'annuncio di Bonanni sia, in realtà, una pre-tattica. Che, in sostanza, punterebbe a mettere in difficoltà il governo, sfidandolo sul terreno delle proposte concrete. Che sarebbero quelle avanzate nell'aula della Camera dall'ex ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, secondo il quale ci sarebbe una strada per riformare la scuola, assumendo i precari invece di licenziarli, riducendo di mezzo punto in cinque anni il rapporto tra docenti e alunni, contrattando con gli enti locali l'aumento del 25 per cento del tempo pieno. Il modello sarebbe l'intesa siglata dall'ex ministro con la Regione Lombardia che, se fosse recepito prima della discussione in Senato, stravolgerebbe il decreto Gelmini, rendendo, a questo punto, superfluo lo sciopero. Ma, al momento, non ci sono segnali in questo senso. «Aprire il tavolo con i sindacati va bene- osserva Massimo Di Menna della Uil-scuola- ma occorrono modifiche sostanziali al piano Gelmini e per ora dal governo non c'è stata nessuna risposta». Ancor più duro Domenico Pantaleo della Cgil: «Non vedo cosa c'entri la crisi dei mercati con la scuola, se non a peggiorare la situazione. Per noi lo sciopero resta, tanto più a fronte di un decreto che cancellerà migliaia di scuole pubbliche, con la scusa che ci sono pochi studenti iscritti».
Contemporaneamente, resiste il battibecco politico sull'opportunità della manifestazione che il Pd ha convocato per il 25 ottobre. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, apprezza la disponibilità del Pd a votare le misure anti-crisi del governo, ma chiede che rinunci alla piazza: «Manifestare è da irresponsabili», ripete. Ma il leader del Pd, Walter Veltroni, chiarisce che «un conto è la convergenza sui provvedimenti anti-crisi per il bene del Paese e non di Berlusconi, un altro è l'unità nazionale, che non ci può essere perchè non si devono confondere i ruoli di maggioranza e opposizione». E se il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, e l'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, rinnovano l'appello alla coesione nazionale, il pd Franceschini sottolinea che «il governo è inerte sull'economia» e Antonello Soro, chiarisce: «Faremo un'opposizione responsabile, ma forte e senza sconti perchè il governo non merita sconti». E questa sarà la linea della manifestazione del 25 ottobre, che resta confermata.





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