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Pescara, 30/04/2026
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Data: 14/10/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
I dipietristi se ne vanno: in fumo il vertice romano col Pd. Ancora no al nome di Costantini

PESCARA - Se ne sono andati sbattendo la porta: arrivederci e manco grazie. Grazie di che: ieri mattina a Roma i delegati di Antonio Di Pietro hanno girato le spalle indispettiti ai veltroniani che sul tavolo hanno messo tutto, alleanze, programmi, Udc sì o no decidete voi, indagati via per sempre se proprio volete, ma per favore Costantini no e poi no.
E' finita male, malissimo il faccia a faccia romano tra Pd e Italia dei valori per tentare un ultimo disperato accordo per le elezioni di fine novembre. La disponibilità dimostrata dal partito di Veltroni si è fermata di fronte al nome del candidato presidente imposto dall'ex ministro dei Lavori pubblici: disponibili su tutto ma non su Costantini, il suo nome va ritirato. Eppure nell'assemblea regionale di sabato scorso a Sulmona, la base piddì aveva approvato un documento in cui si ribadiva che «nessun veto» veniva posto sul nome di Costantini, piuttosto la necessità che il candidato alla presidenza dell'Abruzzo venisse concordato con tutta la coalizione. La via di fuga, suggerita dai tenaci mediatori politici che in queste ore sono in costante contatto con Roma, era quella di far ritirare a Di Pietro la candidatura per poter organizzare un tavolo allargato a tutta la coalizione, garantendogli però il ripescaggio di Costantini con la firma di tutti gli alleati. Ma neppure questa via è stata sottoposta ai delegati dipietristi. Come se il Pd avesse nomi da spendere dello stesso peso. Insomma un veto in piena regola che ha finito di irrigidire ancora di più i delegati dell'Italia dei valori, e in barba alle consegne dell'assemblea regionale di sabato adesso l'alleanza con Di Pietro si fa sempre più difficile. «Il nostro obiettivo è costruire la coalizione. Ma se si parte da un nome è difficile poi realizzare questo obiettivo», commenta il parlamentare Giovanni Lolli.
Il destino del centrosinistra sembra ormai tracciato: il Pd a meno di accordi dell'ultim'ora, correrà da solo andando incontro a sconfitta sicura. Rifondazione senza Di Pietro anche, con un polo delle sinistre aperto alla società civile. E così farà Di Pietro, che rischia di raccogliere a piene mani in quel 40 per cento di "arrabbiati" di centrosinistra che minaccia di non andare a votare o, di premiare l'unico vero oppositore di Berlusconi che è proprio lui.
Il centrodestra invece sceglierà oggi il suo candidato presidente. Nel pomeriggio a Roma si incontreranno Denis Verdini, Gaetano Quagliariello, Ignazio La Russa e Marco Martinelli. Il supervisore dell'Abruzzo porterà al tavolo di Forza Italia-An, i nomi di tre candidati: quello dell'azzurro Filippo Piccone, di Gianni Chiodi sostenuto da esponenti teramani di Forza Italia ma senza tessera di partito, e quello del segretario regionale di An Fabrizio Di Stefano. Ma la parola definitiva la metterà a fine settimana Silvio Berlusconi, al suo ritorno dagli States.

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