ROMA La prima accoglienza dei sindacati all'annuncio di Maurizio Sacconi non è stata entusiastica. Si va dalla perplessità della Cisl, che invita il ministro Sacconi a non agire unilateralmente bensi ad aprire «un tavolo di confronto» con i rappresentanti dei lavoratori; fino alla drastica accusa della Cgil: «Il governo palesa un tratto illiberale».
Per Annamaria Furlan, segretario confederale della Cisl, presentare un disegno di legge per riformare il diritto di sciopero non è una buona idea. «Visto il risultato dell'economia virtuale, che è esattamente il crac dei mercati finanziari, suggeriamo al ministro Sacconi di evitare titoli come lo "sciopero virtuale", non ci sembra che portino bene. Ricordiamo inoltre al ministro che lo sciopero è un diritto di ogni singolo lavoratore ed in una società democratica come la nostra è paragonabile ad un diritto di cittadinanza».
Critico anche Paolo Pirani della Uil: «La strada di un percorso condiviso tra le parti e poi con il governo è la sola utile per riformare le regole sullo sciopero. Viceversa, interventi unilaterali di tipo legislativo avrebbero l'effetto opposto di accrescere la conflittualità». Per Pirani le regole che governano il diritto di sciopero sono sicuramente «da aggiornare». Piuttosto si tratta di «perseguire con più determinazione la via della conciliazione e dell'arbitrato, salvaguardando i diritti individuali e realizzando innanzitutto un accordo tra le parti, prima dell'intervento legislativo».
Per la segreteria nazionale della Cgil, l'idea di Sacconi rischia di «mettere in discussione il diritto di sciopero ora garantito dalla Costituzione». Il sindacato di Epifani dichiara «la sua ferma contrarietà all'introduzione di forme di arbitrato collettivo che, per quel che si capisce, dovrebbe precedere ogni dichiarazione di sciopero e le procedure di raffreddamento e conciliazione già esistenti».