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Pescara, 06/05/2026
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Data: 15/10/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Chiodi a un passo dalla nomination. Oggi l'annuncio ufficiale. Piccone non molla e tenta il sorpasso in extremis

PESCARA - La rivolta azzurra ferma la corsa di Gianni Chiodi a un passo dal traguardo. Colpa delle picconate che sono arrivate dal gruppo dei senatori di Forza Italia, è il caso di dirlo, anche se Filippo Piccone l'altro candidato, si tira fuori sdegnato: «Io non faccio la gara con Chiodi e ci mancherebbe altro: sono quindici anni che faccio politica». Eppure il suo nome e quello dell'ex sindaco di Teramo, abbinato al candidato di An Fabrizio Di Stefano, faceva parte della rosa presentata dal supervisore Gaetano Quagliariello al tavolo pidiellino già venerdì scorso.
Decisione rinviata a stamattina, questione di ore ma anche di mediazioni frenetiche. Ma dopo un'altra notte insonne il sindaco di Teramo troverà oggi con molta probabilità il suo nome nel comunicato ufficiale che annuncerà il nuovo candidato alla presidenza dell'Abruzzo. Anche se i Picconiani hanno utilizzato la notte per tentare l'impossibile. Di fatto il rinvio per loro si è trasformato in una vittoria. Abbinato alla notizia che oggi, prima della decisione, Silvio Berlusconi incontrerà esponenti del partito tra i quali proprio Filippo Piccone. Una convocazione che può essere tradotta o in incoronazione o in trombatura. Ma di fatto negli ambienti azzurri si propendeva per la seconda ipotesi: se Berlusconi incontra Piccone ma non Chiodi può significare soltanto che il senatore azzurro dovrà essere preparato a una decisione amara, e probabilmente consolato con un incarico di ripiego. Come la guida del partito, ammesso che An lo consenta.
Una giornata spaccata a metà, quella di ieri. Il vertice si conclude con Chiodi in pole position. Affossate e senza speranza le candidature di Piccone e Di Stefano. Nello staff dell'ex sindaco tutti pronti a brindare. La riunione viene aggiornata nel pomeriggio alle diciassette a Palazzo Grazioli alla presenza di Berlusconi appena tornato dagli States. E' una riunione pienza zeppa di argomenti: all'ordine del giorno ci sono la commissione di Vigilanza Rai, la nomina del giudice costituzionale, il futuro del Popolo della libertà e l'Abruzzo. Presenti il reggente di Alleanza Nazionale e ministro della Difesa Ignazio La Russa, il coordinatore azzurro Denis Verdini, i vice capigruppo di Senato e Camera Gaetano Quagliariello e Italo Bocchino, l'esponente di Alleanza Nazionale Marco Martinelli e il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone. Chiodi è l'uomo nuovo, giovane e convincente: lo sostengono Gianni Letta e i sondaggi di Forza Italia, ma contro di lui c'è tutto il partito e soprattutto il gruppo dei senatori eccetto Paolo Tancredi. E' proprio il partito degli azzurri che minaccia una rivolta se Berlusconi dovesse scegliere un candidato esterno a Forza Italia, uno come Chiodi che la tessera di Forza Italia non l'ha mai voluta prendere. Tra i più arrabbiati c'è anche Maurizio Scelli, antichiodiano convinto. Per questo Berlusconi decide di rinviare e il pomeriggio si chiude con Chiodi messo tra parentesi. Il premieri fa convocare dai suoi il segretario di An Fabrizio Di Stefano e tiene per sè Piccone, sa che deve usare tutta la sua capacità di persuasione per tenere stretto il partito. Ma lo scenario si potrebbe ribaltare del tutto, per questo quella di ieri è stata una notte di contatti frenetici. Anche per studiare le nuove alleanze e il rapporto con l'Udc, che però viene dato ormai ko.
E stamattina insieme al nome del candidato-presidente verrà ufficializzato anche il nuovo assetto di Forza Italia in Abruzzo. Giovedì Quagliariello sarà di nuovo a Pescara, questa volta a nome fatto: e venerdì presenterà alla stampa il candidato alla presidenza. Chiodi, forse.

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