La Russa congela la trattativa con Quagliariello e Verdini Il centrodestra sprofonda nel caos
PESCARA. Il Pdl si spacca sul nome di Gianni Chiodi. Alle 20.30 il centrodestra getta la spugna. L'ufficializzazione del candidato presidente della Regione non c'è. L'ex sindaco di Teramo si è fermato a meno di un passo dall'investitura. Tutto rinviato a oggi, quando rientrerà da Bruxelles il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. Sarà lui ad annunciare la scelta. A dominare la scena della trattativa sono stati, come martedì, i veti incrociati tra An e Forza Italia su Chiodi e i due senatori Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano.
Il percorso per arrivare a una soluzione che mettesse d'accordo i due senatori e l'ex sindaco, trovando l'equilibrio tra Forza Italia e An, sembrava segnato. Ancora una volta, però, è mancato il passo decisivo e il confronto nel centrodestra è finito nel caos come 24 ore prima.
Piccone da Berlusconi. Alle 9.30 il senatore Filippo Piccone, uno dei tre candidati rimasti in corsa per la candidatura, incontra il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi appena rientrato dagli Stati Uniti. Fino a qualche ora prima è stato difeso a spada tratta da Fabrizio Cicchitto, uno degli uomini più fidati del leader, che lo avrebbe voluto alla guida della coalizione nelle elezioni abruzzesi del 30 novembre. Berlusconi sottolinea la propria stima nei confronti dell'ex sindaco di Celano, ma gli fa capire che la scelta cadrà su un altro candidato.
L'offerta del leader. A Piccone il presidente del partito offre il comando del Pdl in Abruzzo. Per Chiodi, anche lui arrivato a Roma, sembra fatta: ma non basta ancora per l'ufficialità. Prima di partire per Bruxelles Berlusconi convoca l'osservatore elettorale di Forza Italia per l'Abruzzo Gaetano Quagliariello e il coordinatore nazionale del partito Denis Verdini. Lascia le sue consegne: il candidato è Chiodi, il partito in Abruzzo sarà guidato da Piccone.
La questione Udc. In sospeso c'è anche la questione dell'Udc. Berlusconi non vuole il partito di Pierferdinando Casini nell'alleanza abruzzese. Quagliariello e Verdini, invece, sono intenzionati a coinvolgere i centristi e cercano di tenere la porta aperta all'intesa. Ma la priorità assoluta è l'indicazione del candidato presidente e su questo si concentrano gli sforzi della giornata.
Riprende la trattativa. Gli ambasciatori di Forza Italia si ripresentano al tavolo della trattativa con An, dove ad aspettarli ci sono Ignazio La Russa e Altero Matteoli, e sono pronti a chiudere l'accordo. Come 24 ore prima, però, il dialogo s'inceppa subito. An, nell'ipotesi prospettata da Quagliariello e Verdini, non prende nulla: né il candidato né la guida del partito in Abruzzo. La Russa, che la sera prima aveva rivendicato la candidatura a presidente per il senatore Fabrizio Di Stefano se l'Udc fosse entrata nell'alleanza, non cede di un passo: «Se prendete il candidato, a noi tocca la guida del partito».
An non ci sta. An non accetta di restare fuori da tutto, ma Forza Italia insiste sulla linea dettata da Berlusconi. Chiodi non è un uomo di partito, non ha mai preso la tessera degli "azzurri", fanno notare Quagliariello e Verdini, per cui secondo loro la tesi di La Russa non regge. La trattativa sta per saltare di nuovo, ma l'ordine è di uscire con una decisione. I rappresentanti di Forza Italia e An restano chiusi in riunione fino al pomeriggio inoltrato. A favore di Chiodi pesano anche i sondaggi commissonati dal centrodestra che lo vedono in testa rispetto agli altri possibili aspiranti candidati della coalizione.
L'idea del ticket. Da An allora arriva una controproposta: Chiodi alla presidenza della Regione, Piccone vicepresidente e Di Stefano coordinatore del Pdl abruzzese. L'idea del ticket tra i due ex sindaci, che lascia uno spazio per An, cristallizza la trattativa. Anche perchè Piccone non gradisce l'ipotesi prospettata da La Russa e Matteoli nell'incontro con Quagliariello e Verdini.
Il conclave di An. Alle 19.30 si riunisce lo stato maggiore di An per valutare la situazione e chiudere il confronto con Forza Italia. E' già passata più di un'ora per l'ufficializzazione della candidatura annunciata per le 18. La riunione, alla quale partecipa anche Di Stefano, sembra destinata a concludersi in pochi minuti. Il partito non rinuncia ad avere un ruolo in Abruzzo e la situazione non si sblocca. L'intesa non c'è. Anzi, arriva un altro rinvio in attesa che torni Berlusconi a sistemare le cose.