PESCARA. «Il nostro non è egoismo ma è realismo. Il nostro comportamento va valutato rispetto a quello che è accaduto in Abruzzo dove la politica ha perso ogni credibilità. Ho letto con attenzione la lettera del segretario del Pd Walter Veltroni che ha inviato a il Centro, noi dell'Idv diciamo che "l'egoismo" è di chi non vuole fare un passo indietro verso chi ha creato questa situazione. Noi accettiamo solo il giudizio degli elettori». Antonio Di Pietro presidente dell'Italia dei valori non va per il sottile nel replicare a Veltroni e boccia l'invito del Pd a ricucire l'alleanza e aprirla all'Udc. Di Pietro tira diritto e rilancia la candidatura di Carlo Costantini a presidente della Regione.
Presidente Di Pietro non è ingeneroso dare tutte le colpe al Partito democratico della crisi della Regione Abruzzo?
«La colpa è di alcuni esponenti al massimo livello del centrosinistra, ma anche dei reiterati comportamenti di quelli precedenti, ossia dei vertici regionali del centrodestra, come dimostrano anche le vicende giudiziarie legate alle indagini sulla finanziaria Fira».
L'Italia dei valori cosa chiede al Pd per arrivare ad un accordo elettorale?
«Una chiaro, netto contrasto con le politiche clientelari finora operate trasversalmente in Abruzzo. Solo così si può tentare di riconquistare la credibilità e la fiducia da parte degli elettori. Ho letto con attenzione la lettera di Veltroni ed ho potuto, purtroppo, constatare che trattasi solo di un assemblaggio a freddo di sigle di partito che, peraltro, portano avanti progetti politici e di programma non solo parecchio diversi ma anche antitetici tra di loro».
Che cosa non va nella proposta di un patto esteso all'Udc?
«Noi non crediamo che mettendo semplicemente insieme tante sigle si ottengono consensi dagli elettori. Consideriamo un errore ritenere che i cittadini siano un parco buoi che vadano dove comanda il padrone, accettando di dare un voto a una coalizione dove, sul piano programmatico c'è tutto e il contrario di tutto. Ad esempio sarà davvero poco credibile giustificare questo accordo fatto per ragioni numeriche agli elettori di Rifondazione comunista e, viceversa a quelli dell'Udc. Riteniamo che la sommatoria delle sigle politiche non corrisponda alla sommatoria dei voti degli elettori, di questo o quel partito».
Può essere, ma allora cosa propongono in concreto i dipietristi?
«L'italia dei valori ritiene che il messaggio che bisogna mandare non sia a parole ma con azioni concrete segnino una discontinuità totale rispetto alle candidature passate lasciando a casa chi ha carichi pendenti con la giustizia. Serve un programma che preveda una forte impegno sulla trasparenza della Regione, sulla lotta agli sprechi e agli sperperi. Una candidatura come quella di Carlo Costantini rappresenta il nuovo rispetto al vecchio».
Il Pd non ha pregiudiziali rispetto a Costantini ma chiede che sia almeno la coalizione a decidere la sua candidatura.
«A me, invece, pare che rispetto a quello che noi diciamo vada tutto in una direzione diversa. La cosa più incredibile è quello che è accaduto ieri in Abruzzo in Consiglio regionale, quando alcuni esponenti del centrosinistra insistono ancora per riamanere al loro posto. Di fronte a questi atteggiamenti arroganti è necessario dimostrare una chiara discontinuità»
Insomma presidente Di Pietro che deve fare di più il Pd?
«Programmi e uomini nuovi. Noi siamo coerenti e determinati nel seguire la strada del cambiamento. Dialoghiamo con i cittadini e accettiamo solo il giudizio degli elettori».