PESCARA. «E' un grande privilegio l'opportunità di rappresentare l'Abruzzo». Le prime parole di Gianni Chiodi da candidato presidente della Regione per il Pdl esprimono lo stato d'animo di chi si prepara ad una grande sfida. «La affronterò con umiltà e coraggio», sottolinea l'ex sindaco di Teramo pochi minuti dopo aver ricevuto l'investitura ufficiale. Sommerso da abbracci e telefonate di felicitazione a Roma, davanti all'ingresso di palazzo Madama, la sede del Senato, si prepara a tornare in Abruzzo per presentarsi agli elettori che il 30 novembre sceglieranno chi li rappresenterà all'Emiciclo. Chiodi parla del suo incontro con Berlusconi, della sanità, del "grande inquinatore" Vincenzo Angelini e della «rinascita abruzzese».
Ha incontrato Berlusconi? Cosa le ha detto?
«Oggi non ci siamo incontrati. L'ho visto nei giorni scorsi a palazzo Grazioli. E' stato un incontro di grande cordialità. Abbiamo parlato di molte cose, ha valutato molto positivamente il mio curriculum e i sondaggi».
Se sarà eletto, taglierà i privilegi di consiglieri in carica e in pensione?
«La sfida principale è ridare fiducia ai cittadini nella classe politica, sono sicuro di vincerla. Sulla riduzione dei costi, però, serve la compattezza della maggioranza e l'aiuto dell'opposizione: è una decisione politica. Questa è una delle grandi sfide che ci aspettano».
Conosce Vincenzo Angelini, il "grande inquinatore"?
«No, non lo conosco».
La Regione guidata da lei chiuderà i rapporti con le sue cliniche private?
«La procura dice che ci sono stati rapporti illeciti: la conseguenza è inevitabile. Non ci sarà più alcun rapporto».
Restiamo sulla sanità: sei Asl in Abruzzo sono troppe? Le ridurrà?
«La contrazione del numero delle Asl è inevitabile. Spesso agiscono come repubbliche marinare. E' necessaria una razionalizzazione delle spese. Questo sarà l'imput politico, sul come tradurlo in pratica ci vorrà il contributo della struttura tecnica e dirigenziale della Regione. Le Asl non possono più andare avanti così, è sbagliato e non ce lo possiamo permettere».
Parliamo della sua squadra: chi sarà il vicepresidente? Ha già un accordo?
«Nulla di tutto ciò è stabilito, questo fa parte della fantasia applicata alla politica».
Non ha ricevuto neppure una leggera pressione?
«Nessuna pressione per il momento».
Farà come per il Comune, affiderà gli assessorati strategici a tecnici di sua fiducia?
«Non lo so, dobbiamo ancora vincere le elezioni. Può essere che abbia qualche idea, ma in questo momento è meglio non renderla pubblica».
Nessuna idea neppure per il listino?
«Nessuna, nel listino c'è una forte componente politica. Sono i partiti a comporre le liste e a indicare i candidati nella quota maggioritaria».
Lei da sindaco ha rilanciato l'idea del "Marcuzzo", l'unificazione delle province di Teramo e Ascoli Piceno. Riproporrebbe questa soluzione ora?
«Nell'ottica del federalismo fiscale servono dimensioni territoriali ampie per attivare economie di scala che riducano i costi e garantiscano servizi efficaci ai cittadini. Ma questo non è un problema nostro, riguarda la riforma dell'architettura istituzionale di competenza del governo e del parlamento. L'Abruzzo, comunque, ha dimensioni adeguate per razionalizzare costi e servizi».
Suo padre è stato assessore comunale con la Dc. Cosa le ha detto?
«Mi sconsigliò di fare il sindaco, figuriamoci ora. A parte gli scherzi, si è complimentato, anche se non abbiamo avuto la possibilità di sentirci a lungo».
A proposito, chi sarà il prossimo sindaco di Teramo?
«Ora mi sto occupando dell'Abruzzo, il resto lo vedremo dopo le elezioni».