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Data: 17/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Metro in via Roma, altro no del ministero. Cialente: stando così le cose l'unica alternativa è smantellare tutto

Il vertice nella capitale. Nessuna schiarita sul percorso della tranvia. I vincoli bloccano definitivamente l'opera

L'AQUILA. La metropolitana sembra avere ormai i giorni contati. L'ufficialità della notizia non c'è ancora, ma il «no» del comitato tecnico scientifico del ministero dei Beni culturali al passaggio della tranvia nel primo tratto di via Roma, dalla chiesa di San Paolo all'incrocio con viale Duca degli Abruzzi, appare ormai cosa certa. Un no che di fatto apre la strada allo smantellamento dell'opera.
All'audizione a Roma (presenti anche i rappresentanti del comitato di San Pietro contrario alla metro), il sindaco Massimo Cialente e il suo staff si sono presentati con il nuovo percorso (via Roma, via Duca degli Abruzzi, fontana luminosa) disegnato per rendere gestibile, dal punto di vista tecnico e finanziario, un'opera nata con troppi "nei". Un tracciato diventato parte integrante del piano urbano della mobilità. Ma per il Comitato tecnico del ministero, che pure sembra aver apprezzato gli sforzi compiuti dall'amministrazione comunale, le "vecchie" prescrizioni sono tutt'altro che superate. Anzi a rafforzarle è spuntato un nuovo vincolo (datato 2006) volto ad evitare possibili danni provocati dalle vibrazioni e dagli ingombri.
Una "novità" che ha gelato Cialente e i suoi, usciti dall'audizione con poche chance di veder capovolto un verdetto che era da tempo nell'aria. La decisione arriverà tra qualche giorno, ma in serata un comunicato del segretario della Uil Beni culturali, Gianfranco Cerasoli, ha materializzato i timori del sindaco che, seppur contrario al progetto voluto dall'amministrazione Tempesta, ha tentato in ogni modo di salvarlo.
«Il Comitato tecnico scientifico renderà presto note le sue decisioni» ha scritto Cerasoli «ma è evidente che, nonostante l'apprezzamento per il lavoro fatto dall'attuale sindaco, il parere espresso si muove sulla base di quelli precedenti. Via Roma è sottoposta a vincolo monumentale e le norme sulla tutela impongono la salvaguardia rispetto a qualunque intervento che possa creare danni, tenuto conto che su quel tratto insistono edifici senza fondamenta. Quindi le vibrazioni dovute al passaggio della metro sono un pericolo da evitare».
«Dunque» sostiene ancora Cerasoli «o il Comune ricorre alla soluzione già indicata di fermare la metro a San Paolo e utilizzare altri mezzi di raccordo, o dovrà studiare un percorso alternativo». E sempre secondo Cerasoli, «nel parere del Comitato c'è la conferma che non si possono addebitare agli attuali amministratori eventuali responsabilità erariali che, di fronte ad un eventuale giudizio della Corte dei Conti, ricadono o possono ricadere su altri».
«Aspetto la comunicazione del Ministero» ha commentato visibilmente amareggiato il sindaco Massimo Cialente. «Ma certo questo nuovo vincolo (su vibrazioni e ingombri di vista dalle finestre) sembra sia stato applicato solo all'Aquila. Ora, accantonando per un momento il vincolo - che apre però scenari di chiusura al traffico non solo di via Roma ma anche di altre zone del centro storico - è chiaro che per la metropolitana non vedo un futuro. Non farò l'errore commesso da chi mi ha preceduto di andare comunque avanti anche in presenza di forti stop. Quello che abbiamo presentato è l'unico percorso gestibile. Dagli studi fatti, il passaggio su viale della Croce Rossa ci farebbe perdere 7.500 passeggeri a fronte di un impatto drammatico sul traffico. Impossibile anche lo scambio metro-pulmini. Solo per gli autisti andremmo a spendere 600 mila euro in più l'anno. Così, se il comitato confermerà ciò che in via ufficiosa è già trapelato, è evidente che il progetto è destinato a saltare. Ma di questo parleremo in giunta e in consiglio. Qui tutti hanno avuto grosse responsabilità, Comune in testa. La città è stata vittima di chi non ha controllato e bloccato in tempo i lavori. Ho già detto al ministero delle Infrastrutture che non restituiremo i 12 milioni di euro fin qui elargiti. E porteremo il tutto all'attenzione della Corte dei Conti, perché la città non può subire altri danni».

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