«Non possiamo rinunciare al simbolo Abbiamo una storia»
PESCARA. L'Udc correrà da sola con il proprio simbolo alle elezioni regionali del 30 novembre e 1º dicembre; con l'ex deputato Rodolfo De Laurentiis candidato presidente. Non ci sarà dunque accordo elettorale né con il Pdl né con il Partito democratico. Lo conferma in questa intervista al Centro Pier Ferdinando Casini, presidente dell'Unione di centro. Casini lascia però l'ultima parola ai dirigenti locali («devono decidere i nostri in Abruzzo»), ma è un puro dato di cortesia: Berlusconi vuole che l'Udc rinunci al simbolo, condizione inaccettabile per Casini.
Dunque, presidente, con il Pdl il discorso è chiuso?
«Berlusconi pone veti con atteggiamento verticistico e monarchico. Credo che questo possa fare aprire gli occhi ai tanti moderati d'Abruzzo che ora capiscono come al Pdl non stia a cuore la vittoria dell'area moderata ma l'egemonia politica su quest'area».
A dividervi è la questione del simbolo?
«Ma il simbolo è tutto! Soprattutto per noi che alle politiche abbiamo perso 32 tra senatori e deputati per andare da soli. Ora non possiamo cambiare percorso. Ciascuna forza politica ha diritto alla sua dignità e alla sua storia. Noi non ammainiamo le nostre bandiere e soprattutto la nostra identità. E questo vale oggi e vale per le Province: con il suo atteggiamento il Pdl ha posto le premesse per perdere le prossime provinciali».
Niente accordo neanche con il Pd? Proprio oggi che siete insieme nella battaglia per le preferenze alle europee?
«Noi apprezziamo che il Pd faccia questa battaglia, e apprezziamo l'Mpa che fa la stessa battaglia. Ma qui non c'entra la politica, è un problema di rispetto delle istituzioni».
Franco Marini e Walter Veltroni hanno più volte lanciato un appello per un accordo.
«No, ritengo difficile questa strada».
Il problema è Antonio Di Pietro?
«No, Di Pietro ha le sue posizioni che non condivido affatto, ma tra di noi c'è grande chiarezza. Venerdì l'ho incontrato a Roma e lo rispetto».
Comunque in Trentino appoggiate il candidato democratico, anche se lì ci sono altri problemi.
«No, il fatto è che per noi non è possibile fare accordi con la sinistra estrema».
Come ha reagito il partito abruzzese alla scelta di andare da soli? Nelle scorse settimane c'è stata una certa inquietudine e qualche defezione.
«Oggi nel mio partito c'è accordo su questa linea. Ma certo l'inquietudine c'è stata tra coloro che spingevano il mio partito verso il Pdl nella convinzione che fosse una cosa diversa da quella che si è manifestata. Ma dopo l'incontro con Quagliariello hanno potuto vedere che alle parole seguivano fatti opposti. Oggi il partito è più unito e se qualcuno a titolo personale sceglie una scorciatoia, beh, questi sono temi già visti».
La scorciatoia l'hanno scelta per esempio il consigliere regionale Mario Amicone e il segretario provinciale di Pescara Carlo Masci, che proprio ieri ha presentato una lista civica.
«Masci la sua lista civica l'aveva pronta da tempo. Abbiamo creduto nella sua buona fede ma ci siamo sbagliati».
Su cosa punterete in campagna elettorale?
«Sul programma delineato nella conferenza programmatica di Pescara del mese scorso e soprattutto sulla discontinuità. In questo senso De Laurentiis è il candidato ideale. La sua competenza è riconosciuta da tutti».
In che modo comporrete le liste?
«Anzitutto aprendole a tutti i movimenti e a quelle realtà che si riconoscono nel centro».
Anche l'Udeur potrebbe far parte di questo progetto?
«Certamente, ma la nostra sarà una lista di centro e non solo di partito, una lista aperta a tutti coloro che ritengono che il centro non possa rassegnarsi a essere umiliato, soprattutto in una terra di grande tradizione come l'Abruzzo. Faccio appello al mondo cattolico, che non merita di essere subalterno a nessuno, al quale chiediamo grande impegno e l'indicazione di candidature nuove. Qui in Abruzzo faremo una battaglia nazionale. Saremo tutti presenti».