TERAMO. A meno di ventiquattr'ore dalla presentazione ufficiale a Pescara del teramano Gianni Chiodi come candidato governatore del Pdl, il pescarese Carlo Costantini ricambia la cortesia. E come Chiodi sceglie il cuore della città del suo principale avversario. Ieri alle 11 il candidato dell'Idv, e forse non solo, alla presidenza della Regione ha scelto piazza Martiri della Libertà per l'incontro con i giornalisti, nello stand allestito dal partito per la raccolta di firme necessarie a promuovere il referendum contro il lodo Alfano. Costantini pare perfettamente a proprio agio, stringe mani a tutti e non lesina qualche battuta. Non sembra essere in territorio "nemico". «Teramo un territorio difficile? Lo è tutto l'Abruzzo considerando la sfiducia nelle istituzioni», risponde a chi lo stuzzica sull'argomento.
«Le difficoltà le incontriamo dovunque», rincara la dose, «in effetti in regione il primo partito è il partito degli abruzzesi arrabbiati e delusi della politica. Sin dall'inizio ci siamo rivolti a loro, impegnandoci a garantire una discontinuità rispetto al passato, la pulizia nelle liste da condannati e indagati e anche la definizione di un programma a partecipazione diretta dei cittadini».
Glissata la provocazione sul territorio nemico, Costantini non affonda nemmeno sulla richiesta di rinvio a giudizio del candidato governatore del Pdl per il crollo della discarica La Torre, precisando che il partito non assume posizioni forcaiole o giustizialiste. Ma non può sfuggire alla richiesta di una valutazione su Chiodi. «Chiodi lo conosco poco, soprattutto aspetto di vedere che cosa c'è dietro», esordisce cautamente ma poi, in un crescendo, afferma perentoriamente: «Bisogna capire se c'è qualcuno alle sue spalle che lo manovra. Io non sono mai stato e non sarò manovrato da nessuno. La mia breve ma intensa storia personale, fatta di tante battaglie contro le strutture oligarchiche dei partiti, è la prova del fatto che io avrò le mani libere».
Rinfoderata la pistola, il candidato governatore dell'Idv torna a parlare di politica e della possibile alleanza con il Pd. «Sono fiducioso e convinto che alla fine prevarrà il buon senso», osserva considerando che l'accordo «coincide perfettamente con le aspettative del popolo abruzzese». Più cauto, invece rispetto a un'eventuale alleanza con l'Udc. «Considero l'Udc alla stessa maniera dei partiti del centrosinistra: noi ci allineiamo con le persone e non con le sigle dei partiti. Le persone perbene si trovano nella società civile e anche dentro i partiti».
Toni duri, invece, per il Popolo delle libertà e i suoi programmi elettorali: «Il centrodestra produrrà, mi è stato detto, un programma definito "asciutto". Non vorrei che questo mascondesse la teoria delle "mani libere". Non prendere impegni precisi si può rivelare un inganno per gli abruzzesi».