PESCARA «L'Abruzzo era il far west, una regione senza regole da 10 anni». Così l'ex presidente della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, intervistato a Porta a Porta, in una trasmissione che andrà in onda questa sera su Rai1. La trasmissione sarà incentrata sull'inchiesta per le presunte tangenti nella sanità abruzzese che il 14 luglio scorso portò all'arresto dello stesso Del Turco e di altri membri della giunta regionale.
Del Turco ha raccontato la sua versione dei fatti da Collelongo dove lo ha intervistato Bruno Vespa. In studio presenti il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, l'ex segretario del Psi, Claudio Martelli, e il deputato del Pdl, Giuliano Cazzola. Assenti gli esponenti del Pd, anche Lanfranco Tenaglia ministro ombra del partito di Veltroni ha declinato l'invito.
«Vittima di un teorema» A Vespa l'ex presidente della Regione ha affermato che la sua giunta tra il 2005 e il 2008 ha tentato di far approvare una serie di leggi per riportare ordine nel sistema sanitario abruzzese. «Angelini era abituato a una regione che non aveva regole», ha esordito Del Turco riferendosi al re delle cliniche private abruzzese, suo principale accusatore nell'inchiesta. Nella sua versione l'ex presidente della Regione ha difeso anche le altre persone coinvolte nell'inchiesta, «Sono vittime», ha detto, «come me di un teorema giudiziario». Del Turco ha però attaccato sia la giunta precedente a quella da lui guidata, sia soprattutto alcuni esponenti di quella attuale. «Mi sono accorto», ha affermato Del Turco «che una parte della maggioranza, Paolini in testa, lavoravano per un'altra idea, facevano altro». L'ex presidente ha riepilogato anche le passate vicende legate ai debiti delle Regione e il ruolo delle cliniche private.
I nostri tagli «Bastava un'autocertificazione da parte delle cliniche», ha detto Del Turco, «per il rimborso dei ricoveri. Inoltre Angelini e altri». «Era già pronta una nostra delibera che tagliava del 30% il valore delle prestazioni. Ad Angelini avrebbe procurato tagli per il 2008 pari a 10 milioni di euro». Del Turco ha sostenuto che la giunta in carica, dopo che sono scattati gli arresti, non ha più fatto approvare la delibera che prevedeva il taglio del 30% sui rimborsi delle prestazioni sanitarie.
Inoltre, secondo quanto ricostruito da Del Turco, fra il 2005 e il 2008 «la giunta aveva fatto approvare tre leggi per rimettere ordine nella sanità abruzzese». In particolare Del Turco ha citato una legge «contro i ricoveri impropri» e quelli «gonfiati». «Abbiamo fatto accertamenti», ha dichiarato ancora l'ex governatore, «per 50 milioni di euro di ricoveri, di cui 16 milioni di euro solo per il gruppo di Angelini».
«In politica se assolto» Per il futuro Ottaviano Del Turco, se assolto ha ribadito la volontà di tornare in politica. «Io penso di avere il diritto di continuare la battaglia politica nelle file dei riformisti».
Le reazioni Secca la replica di Enrico Paolini presidente vicario: «Mi sono opposto alla vergognosa tesi dei tagli uguali per tutti», spiega paolini, «e alla mancanza di trasparenza dei dati 2000-2005 che provavano il fatto che ci sono state aziende ultrapremiate e altre situazioni molto diverse».
Per Rifondazione, invece, l'autodifesa di Del Turco «è debole» «Non ci piace la giustizia spettacolo, ma neanche la beatificazione degli indagati», commentano Maurizio Acerbo, della direzione nazionale e Marco Gelmini, segretario regionale. «Siamo garantisti e, quindi, riconosciamo a tutti la presunzione di innocenza fino alla sentenza di un tribunale legittimo», dicono, «conosciamo molto bene le misure prese dal governo regionale nei confronti delle cliniche private, ma si tratta per la gran parte del frutto dell'impegno della sinistra e, in particolare, di Rifondazione. Gli uomini di Del Turco non erano tra quelli che premevano in questa direzione, anzi».