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Data: 20/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Detassare la tredicesima, un aiuto alle famiglie di Roberto Campo (*)

La Uil ha deciso per il 22 ottobre 2008 la convocazione di tutti i comitati direttivi delle camere sindacali d'Italia, con un unico punto in discussione: la riforma della contrattazione. Un nuovo sistema contrattuale che permetta l'aumento delle retribuzioni, obbiettivo primario del mondo del lavoro. Ormai tutti riconoscono che i nostri salari netti sono notevolmente più bassi di quelli degli altri grandi stati europei. E' un tema di interesse generale, perché salari e pensioni bassi sono i primi responsabili della stasi dei consumi e della stagnazione. La Uil, che per prima ha posto all'attenzione del Paese il tema dei bassi salari, non si accontenta della denuncia del problema, ma ha elaborato una strategia per risolverlo. Due ne sono i pilastri: un nuovo sistema contrattuale e una politica fiscale a favore dei redditi fissi. Sul primo punto, è stato fatto un importante passo con la condivisione da parte di Uil, Cisl e Confindustria delle linee guida per la riforma della contrattazione. L'attuale sistema contrattuale, nato nel 1993, è per sua natura incapace di provocare la crescita dei salari, perché è stato costruito quando l'obbiettivo primario era abbassare l'inflazione. L'inflazione futura che vi si prende a riferimento non è quella che realisticamente ci si attende, ma un livello più basso, l'inflazione programmata. L'accordo raggiunto con Confindustria elimina questo sistema anacronistico. Non più rinnovi contrattuali artificialmente bassi a causa della zavorra dell'inflazione programmata. Non più un'inflazione di riferimento «politica», decisa unilateralmente dal governo, deliberatamente al di sotto del dato reale atteso, ma una previsione tecnica, realistica, di un organismo indipendente. Se avessimo applicato il nuovo indicatore per il prossimo biennio, al posto del 4,6% dell'inflazione programmata avremmo avuto almeno il 6,7%, con i relativi aumenti salariali.
Inoltre, l'eventuale scostamento tra l'inflazione prevista e quella reale dovrà essere recuperato durante la vigenza del contratto, non in quella successiva. Lo scambio con Confindustria è sulle regole, affinché i rinnovi e le relazioni siano meno conflittuali. Ma le regole non interessano solo agli imprenditori. E' così che abbiamo pattuito che gli aumenti scattino non a partire dal momento della firma del nuovo contratto, ma dalla scadenza del vecchio, scoraggiando il ritardo nei rinnovi. Con le nuove regole, il contratto nazionale difenderà meglio i salari. Per aumentarli, bisogna che la produttività venga ripartita e cresca. Per fare questo, bisogna estendere il secondo livello di contrattazione. Il documento prevede una novità: l'istituzione dell'elemento di garanzia retributiva, che riconoscerà un aumento salariale aggiuntivo a quelli del contratto nazionale a tutti i lavoratori che non avranno fatto la contrattazione di secondo livello. Nessun lavoratore resterà più con il solo aumento del contratto nazionale.
Si prende atto che non siamo più nel mondo dell'alta inflazione del 1993, ma in quello dei bassi salari, che è necessario aumentare. Finalmente. Purtroppo, la Cgil ha sempre avuto difficoltà ad affrontare il problema. Vi dovemmo rinunciare nel 1998 e nel 2005, a causa dell'indisponibilità della Cgil. Questa volta, abbiamo ritenuto ingiustificabile tenere in piedi un sistema contrattuale strutturalmente inadatto per aiutare la crescita dei salari, scontando il persistente rifiuto della Cgil. La Uil farà di tutto per una ricomposizione dell'unità sindacale, ma è doveroso che si tratti di una unità per risolvere i problemi, non per rinviarli. C'è poi il fisco. Rafforzare le agevolazioni contributive e fiscali già previste per il secondo livello, ma anche introdurne per tutti i dipendenti. La proposta della Uil è semplice ed efficace: detassare la tredicesima. Solo con la somma di più elementi utili sarà possibile realizzare nel prossimo futuro un aumento apprezzabile dei salari: più contratto nazionale; più contrattazione di secondo livello; meno tasse sul lavoro.

(*) Segretario Uil Abruzzo

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