PESCARA - Eravamo stati facili profeti. Il fugace ritorno alla parola di Ottaviano Del Turco, l'8 settembre scorso a Pescara, fuori dall'aula di tribunale che ospitava l'incidente probatorio con Vincenzo Angelini, suo accusatore nell'inchiesta Sanitopoli, era solo l'antipasto dello tsunami che si sarebbe abbattuto sulla politica abruzzese in piena campagna elettorale, appena all'ex governatore fosse stata riconsegnata libertà di espressione. Così è stato, così è. Del Turco non si ferma più, e se il suo legale Giuliano Milia pensava di convincerlo a frenare l'incontinenza oratoria, peraltro ben nota a quanti ne hanno seguito le vicende politiche e la vis polemica che spesso le ha accompagnate, beh: si sbagliava.
Del Turco non si ferma più. Da "Porta a Porta" la furia ottavianea ha preso di mira il mai digerito vice, Enrico Paolini, che ha provato a fronteggiare la corazzata mediatica di Bruno Vespa invocando diritti di replica negati e poi snocciolando le tappe del suo opporsi all'allora governatore, costretto però ad accontentarsi di una platea soltanto abruzzese. Poca cosa, rispetto all'uditorio nazionale radunato ogni sera dal talk-show di Vespa. Non pago, Del Turco ieri ha bombardato il mai digerito vice con un'altra raffica di dichiarazioni, di identico tenore: Paolini difensore delle cliniche arraffatutto e lui, Ottaviano, in lotta con quelle stesse cliniche e vittima della loro rivolta. Nel capitolo-cliniche ha poi inserito anche l'avvocato Tommaso Marchese, sempre a mezzo Paolini, suscitando l'inevitabile replica di Marchese, poi ha puntato su L'Unità: «Scrive una cosa grottesca: un imputato che difende la propria innocenza e la propria storia politica lo fa perchè sta per essere candidato alle elezioni in un altro schieramento. Questa è una piccola mascalzonata stalinista». Da lì, rotta sul Pd: «Tra la parola di Angelini e la mia, cittadino, parlamentare e uomo politico del Pd, pr il Pd vale la parola di Angelini». Poi, Rifondazione comunista: «Si arrabbia perchè la Rai, dopo novanta giorni di silenzio sulle mie ragioni di imputato in un processo che ha distrutto il governo regionale, ha dato la parola anche all'accusato. Il Prc ha riflettuto sulla singolarità del silenzio cui ero obbligato mentre i suoi dirigenti affollavano tv private, radio private e giornali?». Il Prc riflette e replica con Maurizio Acerbo e Marco Gelmini: «Invece di rispondere alle centinaia di pagine prodotte dalla Procura di Pescara, Del Turco utilizza i media nazionali per sproloquiare su teoremi giudiziari e poteri forti. La sua autodifesa ricorda quelle di Craxi e Berlusconi». Poi, però, i rifordaroli non sanno rinunciare a una bordata anche per Paolini, siamo pur sempre in campagna elettorale: «La smetta di attribuirsi il lavoro altrui. Gli emendamenti di cui parla, e che meritoriamente sostenne, erano opera nostra». Su Paolini piove anche l'irritazione della redazione di "Porta a Porta": «Diritto di replica? Siamo stupiti. Abbiamo spiegato che la trasmissione è chiusa e che eventuali commenti avrebbero dovuto essere rinviati al giorno dopo. Come può replicare senza aver visto la trasmissione? Peraltro non è lui l'interlocutore principale di Del Turco, che in trasmissione risponde alle accuse di Angelini e critica semmai più la precedente Giunta di centrodestra che non l'attuale». Dal Pd neanche un fiato per sostenere il suo governatore vicario tsunamizzato. Ma un fiato non giunge neanche dal centrodestra. Strano: a manette appena scattate il Pdl abruzzese era tutto un «dàlli al centrosinistra», glissando sui suoi esponenti pur coinvolti in Sanitopoli. Ma la solidarietà offerta a Del Turco da più di un dirigente nazionale del centrodestra ha spiazzato i pidiellini locali, che ora riflettono sull'equazione "Del Turco difeso dal centrodestra + riemersione del caso Fira". Temono possa pesare in campagna elettorale. Perciò il silenzio è d'obbligo.