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Pescara, 06/05/2026
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Data: 21/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Paolini: «Del Turco favorì il gruppo Angelini» Il presidente vicario: i tagli alle cliniche? Solo ora è iniziato il vero lavoro. «Lo scontro è stato subito duro Del Turco voleva cacciarmi dalla giunta perché davo fastidio»

PESCARA. «Ma vi immaginate i miei colleghi delle altre Regioni cosa possono pensare guardando "Porta a Porta"? Agli occhi dell'Italia siamo diventati come Napoli con la sua spazzatura. Altro che turisti, la gente la faremo scappare». Enrico Paolini è nel suo ufficio pescarese di presidente vicario della Giunta, quello che fino al 13 luglio è stato occupato da Ottaviano Del Turco. Ed è a Del Turco che Paolini si riferisce, quando parla dell'«intervista delirante» al programma di Vespa andata in onda ieri sera, ma anticipata dai giornali.
«Consulterò i legali della Regione, e lo dico per l'onore di questa istituzione, non certo per me. Se fosse per Paolini me ne fregherei».
L'ira del presidente vicario è contro alcune affermazioni fatte da Del Turco, oggi sottoposto all'obbligo di dimora a Collelongo per l'inchiesta della Procura di Pescara sulle tangenti della sanità avviata dalle dichiarazioni dell'imprenditore Vincenzo Angelini, patron del gruppo Villa Pini.
«Credo che per l'emittenza pubblica sia davvero una brutta pagina», commenta Paolini, «attaccare l'istituzione è una cosa gravissima perché non si può attaccare senza mettere in condizioni la Regione di replicare».
Ma cosa ha detto Del Turco? Ha ribadito la sua linea di difesa («Sono stato colpito perché volevo stroncare il Far West della sanità») e poi ha affondato sul suo vice («Mi sono accorto che una parte della maggioranza, Paolini in testa, lavoravano per un'altra idea, facevano altro»).
«Ma se è lui che favoriva il gruppo di Angelini e forse altri gruppi», sbotta Paolini. «Certo non avrei mai pensato che ci fosse un sistema di tangenti, ma favoritismi e protezioni politiche sì. E non è vero che io favorissi altri imprenditori, perché ho sempre chiesto che si tirassero fuori i dati di tutti».
«La verità», insiste il presidente vicario «è che da subito, da quando si è parlato di sanità, ho avuto una rottura fortissima con Del Turco, perché mancavano gli elementi di trasparenza e moralizzazione».
Lo scontro più duro, ricorda Paolini, si ebbe nel gennaio del 2007 al momento dell'approvazione del piano di riordino della rete sanitaria, quando «Del Turco scrisse una lettera a Piero Fassino, allora segretario dei Ds, dove chiedeva le mie dimissioni, perché davo molto fastidio alla sua linea assolutamente poco trasparente. In realtà proprio in quei giorni», aggiunge Paolini, «proposi a mia firma e a nome del 90% della maggioranza (tolto il solito gruppetto) 13 emendamenti che furono accolti per essere trascritti nella delibera di giunta. Purtroppo quando uscì la delibera mi accorsi che uno degli emendamenti era stato modificato con parole che avrebbero consentito ai privati di sforare il tetto di spesa stabilito. Scrissi una lettera a Del Turco e Mazzocca per correggere il testo. Ma dopo la rissa ho dato tutto il carteggio alla Procura della Repubblica. Da allora sono andato o sono stato chiamato diverse volte dalla Procura».
Paolini elenca le delibere della sanità che non ha votato e di cui ha dato comunicazione agli inquirenti: la seconda cartolarizzazione, la delibera sulla Deutsche Bank, infine la delibera 999/2007 «che concentrava in maniera insopportabile poteri a Lamberto Quarta per la segreteria della presidenza».
Paolini contesta anche il taglio del 30% alle cliniche private che Del Turco indica come uno dei motivi degli attacchi ricevuti: «Da quando sono arirvato il 17 luglio nessuno mi ha segnalato l'esistenza anche in bozza di questa delibera. L'unica cosa che ho ereditato è stato il deficit di 294 milioni e il rischio di nuove tasse. La delibera sulle tariffe la sta facendo il commissario Gino Redigolo, che in questi giorni sta facendo gli incontri con l'Aiop (l'associazione della sanità privata ndr) e con Angelini. Solo ora è iniziato il vero lavoro sui tagli», e sul riordino della gestione della sanità con le delibere che il presidente vicario ha chiesto di inserire nella variazione di bilancio che dovrebbe discutere il consiglio regionale. Delibere che prevedono dal 1º gennaio 2009 il passaggio della gestione dei pagamenti dalla Fira Spa alle Asl, «un passo fondamentale per tirare via la politica dalla sanità». Paolini ora si rilassa, guarda il grande quadro di Tommaso Cascella alle spalle della scrivania e conclude: «Oggi Del Turco parla di una regione che non esiste più. Oggi in Abruzzo è tutto chiaro, si sa chi decide, chi gestisce e chi controlla».

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