Verso le elezioni. Sul tavolo un accordo solo con l'Udc, Rifondazione non ci sta. In pista Mattoscio
PESCARA - Se li stai a sentire ogni sera è quella buona: partono da Pescara con la promessa di tornare con l'accordo in tasca, ricchi premi e cotillons. Tutti sul carro dipietrista, e l'illusione di un punticino in meno nel divario col centrodestra, magari la possibilità di una risalita. Ma il giorno dopo altro che risalita: una discesa ardita, niente accordo, anzi un pugno di mosche. Va avanti così da venti giorni il tiraemolla tra Pd e Italia dei Valori, e la base del Pd alla quale ogni volta viene assicurata la firma dell'accordo, rimane con un palmo di naso. Nessun esito dai misteriosissimi incontri romani, segretari e delegati a telefoni spenti, nessun comunicato, niente dichiarazioni. Un partito commissariato di fatto dai vertici nazionali, la regione in ginocchio e la base del Pd illusa con false notizie e più spesso tenuta all'oscuro di tutto. «Da qualche giorno mi sono convinto che è esattamente così - dice il candidato-presidente dell'Italia dei Valori, Carlo Costantini - Io ritengo che la base del Pd stia per prendere una mondiale fregatura, ritengo che le trattative romane siano pura tattica e che la rottura sia imminente». Ha le sue ragioni Costantini per dirlo, anche perchè ieri da Roma arrivano notizie di questo tenore: un accordo del Pd ma soltanto con l'Udc sarebbe stato sottoscritto da D'Alfonso, Marini e Legnini ieri a Roma, prevedeva di sostenere De Laurentiis come presidente, ma non se n'è fatto più nulla grazie all'intervento di Veltroni, «questo vorrebbe dire condannarci a sconfitta sicura», avrebbe detto il segretario nazionale del Pd il cui ordine di scuderia sarebbe quello di recuperare Di Pietro a tutti i costi. E mentre Enrico Paolini si muoveva a Roma, dove è stato visto ieri, per trovare sponde alla sua candidatura a presidente, la soluzione individuata per tenere dentro sia Idv che Udc sarebbe quella indicata dallo stesso Veltroni qualche giorno fa: un candidato espresso dalla società civile. Per il Pd il nome sarebbe quello di Nicola Mattoscio. E di questo si è parlato ieri nel vertice del centrosinistra a Pescara, l'ultimo al quale ha partecipato Rifondazione comunista, deciso a correre da solo se non si fa l'unità della coalizione.
Ma lo scenario tratteggiato da Costantini è inquietante: «Temo che la base del Pd venga illusa, temo che qualcuno le stia preparando una fregatura mondiale», dice il parlamentare dipietrista. Perchè? «Perchè i viaggi della speranza dei dirigenti del Pd durano da venti giorni, ogni volta importanti esponenti del territorio mi chiamano per farmi i complimenti, per dirmi che l'accordo è cosa fatta. O che almeno queste sono le assicurazioni ricevute dai parlamentari e dal segretario che vanno a Roma a trattare. La sera le cose cambiano: l'accordo guardacaso non c'è più. E temo che le trattative siano pura tattica e che la rottura con Di Pietro sia stata già decisa, ma che il Pd voglia rinviare l'ufficializzazione il più possibile per evitare che molti esponenti della base del partito se ne vadano sbattendo la porta». Per Costantini non c'è altra spiegazione.