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Data: 24/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - Marini: «Solo uniti batteremo la destra». Il leader del Pd: «Il candidato presidente? Una personalità sopra le parti»

«Di Pietro, sbagliato imporre Costantini Decida la coalizione»

PESCARA. Una coalizione di centrosinistra allargata all'Udc. La corsa contro il tempo per il Pd abruzzese e nazionale ha questo duplice obiettivo. Che diventa mano a mano più difficile da raggiungere. Le candidature per le elezioni regionali si devono presentare entro il 30 ottobre. E più passano i giorni e più si assottiglia il tempo che resta per siglare un accordo. Franco Marini è uno dei leader del Pd che sta seguendo da vicino la difficile pratica abruzzese. Difficile perché ha implicazioni locali, ma un rilievo nazionale oggi come non mai.
Senatore Marini, per il Pd una partita difficile, quasi impossibile questa delle alleanze in Abruzzo?
«Il nostro obiettivo è chiaro, la nostra preoccupazione è una sola, arrivare a ricucire una coalizione di centrosinistra aperta all'Udc».
Al momento appare un obiettivo che incontra molte difficoltà. A cominciare dalla storia recente e gli avvenimenti che hanno portato alla fine traumatica, con gli arresti di Del Turco, dell'esperienza di governo regionale.
«Ovviamente quello che è successo in Abruzzo ha messo in difficoltà il centrosinistra. Ma il centrodestra non può certo dirsi immune da effetti rispetto alla vicenda della sanità. Devo dire che loro, il centrodestra, hanno trovato una soluzione per rimarginare la ferita».
Voi, invece, apparite come angosciati dal rischio di non chiudere un'alleanza. Privi di una linea politica.
«No, non abbiamo questo tipo di angoscia. Né ci muoviamo senza avere in mente una linea politica. Che è semplice: vogliamo realizzare un'alleanza di centrosinistra che metta insieme anche l'Udc, l'altra opposizione che si muove, a livello nazionale, su un percorso che ci vede vicini».
Ma perché l'Udc dovrebbe allearsi con voi qui in Abruzzo?
«Siano convinti che la partita in Abruzzo non sia affatto chiusa. Una coalizione del centrosinistra allargate all'Udc può giocare alla pari con il centrodestra. Potrà anche vincere se, naturalmente, presenterà un programma forte. Caratterizzato anche da un segno evidente di rinnovamento e trasparenza».
C'è poi il problema dei tempi. Ormai siamo agli sgoccioli. Fra sei giorni scade il termine per la presentazione delle liste e voi siete ancora in alto mare.
«Certo siamo vicini alla scadenza della presentazione delle liste e la situazione non è semplice. Noi tutti insieme abbiamo questa preoccupazione e ci spenderemo fino in fondo per ricomporre l'unità della coalizione».
L'Italia dei Valori e il suo leader Antonio Di Pietro insistono sulla candidatura a presidente di Carlo Costantini. Una sorta di ultimatum questo dei dipietristi. Come superate questa situazione?
«Due idee ce l'ho chiare. Per fare questo lavoro di unità, che va incontro ai sentimenti e le attese degli abruzzesi che votano per il centrosinistra, nessuno deve arrogarsi il diritto di mettere ultimatum. Nessuno li accetterebbe, tanto meno noi che, fino a prova contraria, siamo il partito che ha portato, largamente, più consensi al centrosinistra».
Stante la situazione secondo voi c'è una via per dare corpo a questo tentativo di alleanze.
«Siamo sicuri che dobbiamo presentarci agli abruzzesi con l'idea di dare discontinuità e quindi novità. Bene, decidiamo tutti insieme, come coalizione, un candidato presidente dalla forte personalità, che magari arrivi dalla società civile. E in Abruzzo di queste personalità ce ne sono. Lo scegliamo tutti insieme, per poi avviare una battaglia per il rinnovamento, la concretezza del programma e l'onestà di tutti i comportamenti. Non capisco perché si debba dire no questo a tipo di impostazione. Chi dice no si assume una grande responsabilità».
E Costantini, il candidato presidente che vuole di Di Pietro?
«All'Idv dico che non ho prevenzioni verso Costantini, persona che conosco da tempo. Dico solo che l'errore politico lo hanno fatto loro cercando di imporre un nome e una candidatura. E questo di certo è un comportamento non accettabile da una formazione politica che vuole stare dentro una coalizione. Sarebbe stato più giusto cercare di lavorare per convincere gli altri sul proprio candidato. E non, invece, dire: questo è il nome, prendere o lasciare. Sperando che gli altri si pieghino. Su questo piano non riescono a piegare nessuno».
La via d'uscita a questo punto qual è?
«Un mese fa, in una intervista sull'Espresso, fu lo stesso Di Pietro a dire che la via della coalizione poteva passare per l'individuazione di una forte personalità della società civile. Diciamo questo a tutti gli alleati e all'Udc. Nulla è perso, il risultato non è scontato, dipende solo da noi. Siamo capaci di uno scatto di unità e di razionalità nelle ultime ore disponibili? Noi vogliamo farlo, ce la mettiamo tutta. Ma occorre cancellare gli ultimatum. Sono gli elementi più sicuri della divisione. Non è questo il metro di confrontarsi tra alleati».

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