Per far volare gli abruzzesi avevano investito 600 mila euro dei loro soldi. Ma Sangritana ed Arpa alla fine della sfortunata avventura nei cieli a bordo di AirItalica, la compagnia aerea regionale, hanno fatto decollare il denaro dei contribuenti. Mezzo milione di euro è stato l'esborso per comprare dieci azioni di AirItalica, ormai in liquidazione, da parte della Sangritana, la società frentana di trasporti pubblici su rotaia e su gomma presieduta nel 2003 da Marino Ferretti, uomo di An e vice presidente della compagnia aerea. L'Arpa si è fermata invece a 100 mila euro sottoscritti e versati. Insieme, le due aziende regionali avevano il 20% di AirItalica spa con capitale sociale effettivo di 3 milioni di euro. Ne era presidente l'imprenditore ottantenne e big del mattone, Michele D'Andrea, titolare di un altro 20% attraverso la società San Michele. Danarosa e ben nota la compagine degli altri imprenditori privati: tre azioni in mano alla Brioni e, in proprio, dai suoi amministratori Lucio Marcotullio e Maria Vittoria Fonticoli, oltre al re del caffè Luigi Saquella (terzo consigliere di amministrazione) con 50 mila euro; e, tra gli altri, spiccano il gruppo Maresca (150 mila euro), Ernesto Vianello delle ferramenta (50 mila), la Green Service di Bruno Chiulli (100 mila euro), Giorgio Losi delle ceramiche Globo (100 mila), Giulio Nicola Di Lello della Soget (150 mila euro), gli assicuratori Gabriele e Gianluca Ciarcelluti (100 mila euro) e la Tavo Calcestruzzi di Rolando Acciavatti con 150 mila euro. Tutti a bordo nel 2003, guida il consulente Gabriele D'Egidio: alla conquista delle rotte turistiche e del business fra Pescara e il resto d'Italia (Milano Malpensa, Venezia, Orio al Serio e Olbia) e la croata Spalato. E gli aerei? Neppure uno di proprietà. Agli Atr 72-200 doveva pensare dalla palermitana Carini, l'Alisea. Il contratto che lega AirItalica ai siciliani in gergo è chiamato di "wet-lease": il noleggio dell'aereo con tutto l'equipaggio. Poi iI siciliani falliscono e AirItalica da allora non c'è più: purtroppo nemmeno 600 mila euro di denaro pubblico.