PESCARA - «Io voglio vincere. Voglio una coalizione la più larga possibile che vada dall'Udc a Rifondazione. Voglio che sia una corsa per arrivare primi al traguardo non una corsa di testimonianza». Questione di ore, forse di minuti: Luciano D'Alfonso segretario del Pd aspetta che da Roma arrivi la risposta da Antonio Di Pietro.
Qual è la vostra proposta?
«Vorremmo che si converga sul nome di un esterno che possa unire tutti i partiti che fanno opposizione a Chiodi»
Chi è l'esterno?
«Abbiamo espresso apprezzamento per il rettore dell'Aquila Ferdinando Di Orio».
Quindi il Pd ribadisce il no a Costantini?
«Noi vogliamo trovare un candidato che unisca tutti, e che non si sia dato l'imprimatur da solo».
Di Pietro ha già detto che non arretrerà di un millimetro.
«Allora c'è realmente il rischio che si possa andare alle elezioni separatamente».
A quel punto di chi sarà la responsabilità, secondo lei?
«Di chi non ha favorito l'accordo».
Lei pensa all'Italia dei valori, ma in molti ritengono che l'impuntatura sia del Pd. Perchè non vi piace Costantini?
«Abbiamo detto subito che Costantini era un candidato di sicuro interesse ma che avremmo voluto discutere il suo nome al tavolo della coalizione. Ciò non è stato possibile perchè loro hanno rifiutato il confronto».
Però il Pd non ha espresso alternative fino ad oggi. La proposta Di Orio non suona un po' tardiva?
«Anche al Comune di Pescara la candidatura di Costantini è stata ritirata dopo un confronto con la coalizione, che qui non è stato possibile fare».
Se correrete da soli, candiderete gli indagati?
«Ho già detto che non ci saranno candidature problematiche per la coalizione. Credo però che le persone debbano essere messe in condizione di spiegare la propria posizione. Vogliamo entrare nel merito delle loro vicende giudiziarie».
Una specie di sub-tribunale?
«Io so che la candidatura si nega ai condannati. Impensabile fare una lista dei buoni e dei cattivi. Si pensi che solo un mese fa sette politici avevano problemi con la giustizia, e alla fine sei sono stati prosciolti».
Cosa si aspetta da Di Pietro?
«Un sussulto di responsabilità. Siamo convinti che con un po' di generosità la coalizione possa tornare unita e vincente».
E da Costantini?
«Uno che vuole capitanare una coalizione non si comporta così. Noi in Abruzzo abbiamo avuto già un "carattere" come quello di Del Turco che faceva tutto di testa sua, e ha fatto la fine che ha fatto. Non si può alzare la mattina e decidere che sarà lui il candidato».
E qual è stata, invece, la "generosità" del Pd?
«Abbiamo fatto arretrare la candidatura del presidente vicario che tanto si è speso anche per far scoprire le vicende della sanità regionale. E abbiamo lavorato un mese per convincere l'Udc. In politica bisogna imparare anche a fare qualche passo indietro. Per quel che mi riguarda, io ne ho fatti tanti».