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Pescara, 17/06/2026
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Data: 26/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
A Roma uniti divisi in Abruzzo di Luigi Vicinanza

A Roma sì, a Pescara no. In piazza alleati, sia pur litigiosi; sparpagliati e rubavoti alle urne. Walter e Tonino, i separati in casa. Chi sventola più in alto la bandiera dell'opposizione? E' stata la giornata del Pd ieri: un fiume di manifestanti nella capitale. Sconfitti dal voto, non zittiti. Prova di democrazia, comunque, nonostante le reazioni di fastidio di chi governa. Unità invoca la piazza; unità suggeriscono i sondaggi. Ed anche il buonsenso. Ma se a Roma il centrosinistra, sia pure per un giorno, appare unito, in Abruzzo è sempre più prossimo alla certificazione delle sue insanabili divisioni. Al voto in ordine sparso, ciascuno con la sua bella bandiera da sventolare. Candidati contrapposti che difficilmente potranno apparire agli occhi degli elettori competitori vincenti nei confronti di Gianni Chiodi, da una settimana già in pista per conto del Popolo delle libertà.
Tra Partito democratico e Di Pietro il divorzio abruzzese è consumato, salvo colpi di scena sempre possibili nelle ultime 24/48 ore. Il terremoto politico-giudiziario di luglio ha lasciato macerie ingombranti. Il Pd non è stato in grado di rimuoverle. Ha taciuto imbarazzato di fronte all'enormità dello scandalo; si è sottratto dalla battaglia delle idee necessaria per affrontare e correggere il «sistema», quell'intreccio politico-affaristico che negli ultimi quindici anni ha gestito la sanità; quasi un governo parallelo, appena scalfito dalla schiacciante vittoria del centrosinistra di tre anni fa. Ha parlato d'altro in queste settimane il Pd, mentre l'opinione pubblica aveva fame di sapere.
Campo di manovra libero per Di Pietro che già da luglio sta lavorando a preparare la campagna elettorale. Dal Molise (dove l'Idv ha superato il Pd) l'ex pm di Mani pulite tenta di sfondare anche in Abruzzo con un risultato a due cifre. Punta ad un feudo elettorale nel riunito Abruzzo e Molise. Chi ci sta ci sta, ha detto dal primo momento, le regole le detto io. E al Pd che lo corteggia dicendogli che da soli nessuno può vincere, risponde sicuro: non mi importa vincere per vincere, io voglio cambiare questo sistema. Sa bene, il furbo Tonino, che se pure i suoi voti non saranno spendibili nel «parlamentino» dell'Aquila, saranno sicuramente conteggiati con grande attenzione a Roma, in vista delle elezioni europee e provinciali del 2009. La regione come laboratorio di alchimie nazionali.
Cambiamento: è la parola che i dirigenti democratici abruzzesi hanno pronunciato con maggior imbarazzo. Assillati dalla necessità di creare nuovi contenitori, anziché contenuti innovativi. Il cambiamento, invece, è esigenza diffusa tra gli elettori dopo lo choc degli arresti: nella sanità, ma non solo.
Un'altra Italia è possibile, sostiene Veltroni dal Circo Massimo. E ha incassato il consenso di Di Pietro. E' il paradosso di queste ore: perché a Roma sì e in Abruzzo no?

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