Gli organizzatori: «A piazza San Giovanni 700mila del Polo, ma il Circo Massimo è grande il doppio»
ROMA. Due milioni e mezzo, dicono gli organizzatori. Guardi il Circo Massimo, le bandiere che si alzano quando Veltroni sale sul palco e pensi: sono comunque tantissimi. Achille Passoni, milanese, senatore del Pd, il Circo Massimo lo ha riempito tre volte. «E non è il giardino di casa», scherza.
Quando dalla questura dicono che sono 200mila perde la pazienza: «Sono stupefatto. Sono cifre che contrastano con quello che tutti hanno visto. Se in quello spazio enorme c'erano 200mila persone come è possibile che in piazza San Giovanni con Berlusconi ce ne fossero, sempre secondo la questura, 700mila? Il Circo Massimo è grande più del doppio di San Giovanni.
E quando al Circo Massimo ci fu la festa per la vittoria della Nazionale con una piazza non più piena di oggi la questura parlò di un milione di persone. I conti non tornano».
Il senso della manifestazione è in quello che accade quando gli altoparlanti diffondono le note di un brano del compositore inglese Edward Elgar. Una musica intensa, archi, soprattutto. Tutti cercano Veltroni sul palco, ma lì compaiono gli esponenti del Pd, anche quelli in disaccordo, come Agazio Loiero, presidente della Calabria, o come Angius, Psi. Ci sono i sindaci (Iervolino, Chiamparino, Domenici), ci sono i ministri ombra, Melandri in forma splendida, ma anche Calearo e Colaninno, la Bindi, D'Alema, Franceschini, Fioroni, Rutelli. E tutti applaudono verso quel mare di bandiere che si leva, applaudono Veltroni che compare in mezzo alla folla, in una penisola messa davanti al palco, vicino alla gente. L'applauso dei dirigenti al segretario e alla folla è il senso di tutto, la musica si fa intensa, struggente. In fondo al Circo Massimo Antonio Di Pietro, Idv, sospende la raccolta delle firme contro il Lodo Alfano, richiama col megafono i volontari.
I cartelli sono stati abbassati, gli striscioni anche. Ce n'erano molti, ma non moltissimi. Poco prima che parli Veltroni, un immenso striscione attraversa il Circo Massimo, rosso, grandi lettere bianche con lo slogan della manifestazione, «Salvare l'Italia» e la città da dove viene, Orvieto. Notati, in alto, i militanti di Sinistra democratica: ognuno con una lettera, la frase completa dice: «Spostatevi a sinistra». Davanti a Veltroni, seduti su una transenna, Zaccaria, ex presidente Rai, e la compagna, una ancor bellissima Monica Guerritore. Poco più in là c'è il regista Ettore Scola, dietro il palco ci sono Fiorella Mannoia e Francesca Reggiani. Quando Fiorella Mannoia ha sentito intonare "La storia siamo noi" dall'Orchestra multietnica di Piazza Vittorio ha sorriso, ma non è salita sul palco. «Giusto così - dice Luca Di Bartolomei, il curatore della musica dal vivo - perché la canzone cantata da loro era un messaggio forte. La storia sono anche gli italiani di altre nazionalità».
Veltroni finisce di parlare, suona l'inno nazionale. Poi "A white shade of pale", Procol Harum. Achille Passoni tira le somme. Ha riempito il Circo Massimo nel 1994, manifestazione contro le pensioni, con Sergio Cofferati neoeletto segretario della Cgil. Poi il 23 marzo 2002, ancora Sergio Cofferati, tre milioni di persone, si disse. «L'organizzazione è un valore aggiunto, tutto dipende dalla piattaforma - dice da vecchio sindacalista - e qui c'era: protesta e proposta. Solo chi vive nello spazio siderale poteva essere scettico sul successo. Organizzare non è fatica. La vera fatica la fa chi decide di mettersi in viaggio, magari quando è ancora notte, per venire a Roma a manifestare».