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Pescara, 15/05/2026
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Data: 04/07/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Pescara. Blocco totale delle auto se lo smog continua a salire. Sì all'ordine del giorno che dice di approvare il piano traffico.

Pescara. Immediata applicazione del piano traffico e blocco della circolazione per ridurre l'inquinamento. In una seduta sommamente inconcludente e l'ordine del giorno presentato da Fausto Di Nisio, deciso a rivendicare l'orgoglio dei Verdi, l'unico documento approvato dal consiglio comunale, seppure con un ridottissimo numero di voti: 17 presenti, 13 voti a favore.«Non possiamo farci dettare le regole dalla Confcommercio» afferma Di Nisio, «la salute dei cittadini viene prima di tutto e la situazione dell'inquinamento è ormai gravissima. Siamo arrivati a 77 giorni di superamento dei limiti: se il tempo non ci dà una mano, allora ce la darà la legge che prevede, in questi casi, il blocco del traffico da subito».
Il documento viene votato alla fine di un consiglio sonnolento, che si accende d'improvviso solo, quando, alla fine del dibattito senza storia sui Giochi del Mediterraneo, i rappresentanti dell'opposizione srotolano uno striscione tra i banchi: «Chiusura dell'asse attrezzato, una scelta inutile e dannosa. Sindaco ripensaci». La contestazione dura pochi istanti, stroncata sul nascere dal presidente Gianni Melilla, che in vita la minoranza a rientrare nei ranghi.
Dopo un lungo dibattito, finisce nel nulla anche la discussione sulla modifica dell'articolo 24 dello statuto, che prevede l'introduzione di una riserva di rappresentanza del trenta per cento per entrambi i sessi in giunta e punta a riequilibrare la presenza delle donne nell'esecutivo. Mesi di discussione non sono bastati: ancora una volta il centrosinistra non riesce a votare il provvedimento per mancanza di un numero qualificato di votanti (27). La minoranza se ne va, 16 su 17 presenti votano a favore, ma la questione viene ancora una volta rimandata.
Ma anche il dibattito che precede il voto non offre grandi spunti di riflessione sul problema della rappresentatività femminile, limitandosi a un battibecco tra i poli. Il centro-destra, dopo dieci anni di governo a ridotta percentuale rosa, mostra uno zelo sorprendente a favore delle donne: Nazario Pagano, con una passione che rasenta il malore, chiede che la percentuale venga portata al 50 per cento, Carlo Masci parla di «provvedimento demagogico» sottolineando che nulla avrebbe impedito a Luciano D'Alfonso di chiamare in giunta un maggior numero di donne, Berardino Fiorilli, con le stesse motivazioni, parla di una volontà «di apparenza» e schizofrenica. Dall'altra parte, Viola Arcuri parla di una necessaria mediazione, Paola Marchegiani di una prima «risposta concreta», Ugo Zuccarini, contrario, dichiara che voterà sì per fede di coalizione. Con due emendamenti, Pagano aggancia alla richiesta di quote al 50 per cento anche la riduzione del numero degli assessorati da 14 a 10 «per contenere la spesa pubblica» e chiede che entrambi i provvedimenti entrino in vigore dall'attuale consiliatura. «Alcuni assessori» dice polemico, «non sappiamo chi siano ne cosa fanno». Maurizio Acerbo, che si dichiara a favore del 50 per cento, presenta un sub-emendamento che prevede l'entrata in vigore dei provvedimenti dalla prossima legislatura, Pagano non accetta, il tentativo di accordo salta. «Non si può modificare una squadra in corsa, e del resto è stata la giunta Pace a portare a 14 gli assessori: non accetto nessuna demagogia da Forza Italia» dice il capogruppo di Rifondazione. Gli emendamenti Pagano vengono bocciati, ma anche la modifica allo Statuto, per questioni di numeri, è rimandata.

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