L'AQUILA - Rinvii di due ore in due ore fino all'ultimo, definitivo, che ha spostato la seduta a martedì prossimo; un numero legale sempre in bilico, riunioni di maggioranza a vuoto anche se convocate per trovare una via d'uscita, ed un centrodestra arroccato su posizioni di netta chiusura tranne che sui precari. E tutto davanti alle delegazioni dei lavoratori in cerca di stabilizzazione che rumoreggiavano prima davanti all'Emiciclo e poi dentro l'aula nello spazio riservato al pubblico. E' finita di nuovo con un nulla di fatto la riunione del Consiglio regionale. L'assemblea non è riuscita neppure questa volta a far passare la variazione di bilancio con cui finanziare lo svolgimento delle elezioni di fine novembre (7 milioni di euro) e una serie di altri provvedimenti a favore di Comuni, Comunità montane, edilizia scolastica, sostegno alle imprese. Una manovra che il centrodestra ha continuato a bollare come «clientelare» per la gran parte, a poco più d'un mese dalle elezioni, e che la maggioranza ha definito «necessaria e improcrastinabile», tentando di farla passare come ultimo atto di una legislatura da dimenticare. Ma quale maggioranza? Ieri il centrosinistra che si credeva avesse trovato nuova compattezza dopo l'accordo di Roma, ha viaggiato costantemente sul filo del numero legale. Poteva contare alla fine su ventuno consiglieri, ma se si fosse andati alla conta, la manovra non avrebbe avuto il voto di Aceto e la maggioranza sarebbe andata sotto. Tra le assenze spiccava quella di Donato Di Matteo. «In tre anni e mezzo- ha detto Nazario Pagano, capogruppo di Forza Italia- non solo hanno dato l'avvio a una bufera giudiziaria pazzesca, ma soprattutto non hanno saputo dimostrare di essere una coalizione in grado di governare una regione ridotta ai minimi termini. E oggi ne hanno dato un'ulteriore conferma». Per Gianni Melilla, leader di Sinistra democratica, la «scarsissima responsabilità» del centrodestra è stata evidente anche nella seduta di ieri. «La destra ha scelto la via del boicottaggio sistematico, del tanto peggio tanto meglio- ha detto- e ha giocato volutamente allo sfascio per situazioni che servono all'Abruzzo e agli abruzzesi, e non ad un partito. Noi volevamo decidere insieme le cose più importanti, come l'edilizia scolastica ed i precari, ma da parte loro non c'è stato senso di responsabilità».