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Pescara, 17/06/2026
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Data: 30/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Industrie, a rischio 6 mila lavoratori. L'allarme Fiom-Cgil: la crisi sta diventando drammatica

Di Matteo: in tre mesi siamo passati dal dibattito sugli integrativi alla richiesta di cassa integrazione

PESCARA. E' una crisi senza precedenti quella che attanaglia da un mese a questa parte il settore metalmeccanico in tutto l'Abruzzo. I numeri parlano chiaro: delle 210 aziende dove è presente la Fiom Cgil, il 40 per cento è in difficoltà, e dei 30mila lavoratori presenti nelle fabbriche sono 6mila quelli coinvolti nella crisi. La Fiom lancia quindi l'allarme, parla di un'emergenza «drammatica che procedea ritmi molto veloci» e travolge indifferentemente grandi e piccole realtà.
Continuando di questo passo non si può che guardare al 2009 «con molta preoccupazione», dice il segretario regionale del sindacato di categoria, Nicola Di Matteo. Nel giro di tre mesi la situazione è cambiata completamente, e se a fine luglio la Fiom si è seduta al tavolo con le aziende per contrattare gli straordinari, ora sente parlare in modo sempre più insistente di cassa integrazione guadagni, il che vuol dire che «le famiglie dei metalmeccanici sono costrette a vivere con 800 euro al mese». In alcune grandi realtà si è già fatto ricorso a questo intervento: si pensi a Denso, Honeywell, Margaritelli, Pierburg e Maccaferri, solo per fare alcuni nomi. Sono mille, poi spiega sempre Di Matteo i precari che sono stati mandati a casa, e per la fine dell'anno, dal 18 dicembre al 6 gennaio, le aziende cercheranno di raggiungere accordi sindacali per mettere in ferie i lavoratori o farli usufruire dei permessi retribuiti di cui non hanno ancora goduto, e questa sembra l'anticamera della cassa integrazione. Che la situazione sia davvero difficile lo si intuisce dalle scelte di alcuni giganti del settore: la Sevel prevede di produrre 30mila veicoli in meno rispetto a quanto preventivato per cui c'è il rischio concreto che i 600 precari col contratto in scadenza tra novembre e gennaio non vengano confermati, mentre i trasfertisti giunti qui da Torino sono tornati a casa. «Alla Micron», prosegue Di Matteo, «si parla per la prima volta dopo venti anni di blocco della produzione nel periodo natalizio, e cento interinali sono già fuori. Anche la Honda sta facendo a meno di 40 interinali e per il prossimo anno fiscale annuncia che passerà da 160mila a 130mila moto prodotte». Guardando alle aziende più piccole la situazione è assolutamente identica: «A cascata», commenta ancora Di Matteo, «si registra una sorta di carneficina sociale, e nessuno è in grado di dire cosa accadrà di quindici giorni in quindici giorni».
Per la Fiom il problema non nasce affatto ora, ma è preesistente alla crisi finanziaria attuale, e probabilmente i grandi gruppi hanno commesso degli «errori di previsione». «Ci sarebbe piaciuto», osserva Di Matteo «confrontarci con le multinazionali a tempo debito per essere pronti ad attraversare una fase così dura». La Fiom lancerà alcune proposte domani, a Roma, all'incontro tra 5 mila delegati, e mentre cerca un dialogo con Federmeccanica e Governo annuncia lo sciopero nazionale del 5 dicembre.

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