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Pescara, 30/04/2026
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Data: 31/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - Pd, Paolini al posto di Di Matteo. Sarà il capolista a Pescara L'assessore: non lascio il Pd. Lo sfogo di Di Matteo: tanti altri sono indagati «Cacciato e colpito nella dignità»

PESCARA. Lui è pronto ed ha dato ieri la sua disponibilità alle sollecitazioni di Veltroni e Marini, ma ricorda: «Io rispetto l'assemblea e non voglio essere contrapposto e strumentalizzato in una vicenda dove non c'entro nulla». Enrico Paolini, presidente vicario della Regione a cui ieri è stato offerto il posto da capolista nel Pd per la provincia di Pescara, si mostra sereno e comprensivo dei problemi del partito e di quelli di Donato Di Matteo. L'accordo con i dipietristi che non vogliono indagati in lista ha innescato il braccio di ferro contro Di Matteo. Posto in lista sarà preso da Paolini.
«Mi sono messo a disposizione», afferma Paolini, «e voglio dire anche quello che penso sul caso Di Matteo. A mio giudizio è stata fatta una forzatura perchè una volta che ha partecipato alle elezioni primarie poteva essere candidato. Mi rendo conto che per lui e, anche per il partito, è una scelta pesante». Paolini rilfette anche sulle settimane passate in attesa dell'accordo con i dipietristi. «La linea dell'Idv», ricorda Enrico Paolini, «era stata dichiarata da tempo e avremmo dovuto trarne le conseguenze. Io per primo farei un passo indietro per un discorso unitario e, ci tengo a sottolinearlo, sono pronto a candidarmi con spirito di servizio. Faccio un appello agli elettori del Pd perchè continuino questa battaglia sulla moralizzazione della sanità».
In via Lungoaterno dove, invece, si tiene l'assemblea provinciale del Pd. I volti sono tesi e stanchi. Per Di Matteo è stata una delle giornate più dure da digerire della sua carriera politica. I manifesti sulle finestre della sede dicono che «il popolo delle primarie ha già deciso», facendo appello al risultato positivo appena ottenuto da Di Matteo e alla sua candidatura «guadagnata sul campo». All'interno gli esponenti del direttivo portano avanti un incontro a porte chiuse, ma dalle indiscrezioni di chi entra ed esce si parla di «un prezzo troppo alto per una coalizione con un partito l'Idv che ha già dato un sacco di suole», di «una palese ingiustizia nei confronti di Di Matteo», di «indagati o tutti dentro o tutti fuori», della necessità a questo punto «di avere la delega in bianco per mettere in lista anche persone che non si sono candidate alle primarie», e poi c'è qualcuno che dice di aver sentito da qualcun'altro che Luciano D'Alfonso, segretario regionale del partito, «vuole candidare il figlio diciannovenne di Di Matteo, prendendolo sotto la sua ala protettiva». E poi c'è chi come Antonio Di Girolamo, ex presidente della provincia di Pescara, afferma che «bisogna ripartire con regole e mezzi chiari»
Voci che si rincorrono, mentre Donato Di Matteo parla fitto con il parlamentare Giovanni Lolli, con l'assessore regionale Marco Verticelli, con D'Alfonso. Chiedono di non essere interrotti, «è un momento delicato» per Di Matteo, e per l'intero Pd. Infine Di Matteo conferma una cosa: «Mai con l'Udc».

Lo sfogo di Di Matteo: tanti altri sono indagati «Cacciato e colpito nella dignità»

CHIETI. E' stata la giornata di Donato Di Matteo quella di ieri, in tutti i sensi, non ultimo quello mediatico. Nello studio della trasmissione televisiva «8Volante» di Rete8, il direttore Pasquale Pacilio ha introdotto i suoi ospiti, ma era chiaro a tutti che l'attenzione maggiore sarebbe andata al grande escluso dalle liste del partito Democratico. E così Rodolfo De Laurentis, candidato dell'Udc alle regionali, Marco Gelmini, segretario di Rifondazione Comunista, Nazario Pagano, capogruppo di Forza Italia, Paolo Febo del Pdl, e Camillo D'Alessandro, consigliere regionale uscente del Pd, per una buona mezz'ora non hanno potuto far altro che ascoltare lo sfogo di Di Matteo. «Nessuno mi ha ancora ufficialmente comunicato che io non sono nelle liste», ha esordito durante la trasmissione andata in onda ieri sera, «ho saputo la notizia dalle pagine dei giornali». La ferita è ancora fresca e l'uomo delle primarie (con i suoi 4.700 voti) non ci sta: «Sono colpito nella dignità personale e ci sono persone che non fanno altro che parlare male di me, con continui attacchi personali». Il riferimento è a Maurizio Acerbo (Rc), ma anche ad Antonello De Vico. E poi, incalzato da Pacilio, Di Matteo parla dei suoi rapporti all'interno del partito: «Nel Pd è in atto una discussione tra chi ha un legame forte con il territorio e chi ha posizioni garantite e le vuole salvaguardare», poi, riferendosi a Luciano D'Alfonso aggiunge che «con lui ho un rapporto leale». Si parla di Sperandio, ex presidente della provincia di Teramo, Ruffini, ex sindaco di Giulianova, e Anastasi, ex sindaco di Pizzoli. «Io sono nella loro stessa posizione», ricorda Di Matteo, «e non credo ci possano essere indagati di serie A e di serie B». Su queste parole Marco Gelmini lo incalza, gli dice che è ora di cambiare «questa politica fatta di clientelismi». Interviene Camillo D'Alessandro: «Di Matteo è una risorsa del partito» e il protagonista della giornata stempera con una battuta: «si, sono una risorsa idrica», facendo riferimento al suo anno e mezzo di presidenza dell'azienda acquedottistica pescarese.

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