I sindacati parlano di un milione di partecipanti, Maroni ridimensiona a centomila
ROMA. C'è un «intero paese che insorge». Lo ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, a Piazza del Popolo, in un comizio mezzo improvvisato, perché nessuno degli organizzatori si aspettava una folla così numerosa, così combattiva e così festosa in una giornata di manifestazione del solo settore della scuola. I sindacati parlano di un milione di partecipanti, secondo il ministro degli Interni, Roberto Maroni, tutt'al più, saranno state in piazza centomila persone.
In tutte le piazze italiane cortei spontanei hanno invaso e paralizzato le maggiori città. E a Roma, dove è confluita la stragrande maggioranza dei manifestanti, per tutta la mattina studenti, genitori, tecnici della scuola, bidelli, insegnanti hanno sfilato nelle varie parti delle città perché a Piazza del Popolo già dalle 11 di mattina non si riusciva più ad entrare.
«È stato il grande miracolo della Gelmini» ha detto una sindacalista dal palco in attesa che si riempisse la piazza, «cinque sigle sindacali sono qui riunite ed è la prima volta insieme».
«State segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola, ma per la democrazia, per il futuro del Paese, per i nostri giovani. Non avevo mai visto una piazza così» ha detto Epifani, sinceramente stupito che nessuno si sia lasciato intimidire dagli scontri del giorno prima a Piazza Navona.
Il segretario generale della Cgil si è poi lasciato andare a una promessa rivolta ai giovani: «Non vi pentirete di stare con noi, non permetteremo che il vostro impegno sia messo in discussione da qualcuno che ha cattivi pensieri. La forza di questa piazza è la forza della democrazia ed è uno scudo per i nostri giovani. Qui c'è la maggioranza del paese che non si rassegna, che non abbassa la schiena, che non si fermerà».
E Raffaele Bonanni (Cisl) rilancia «una campagna di informazione contro il decreto del governo coinvolgendo gli enti locali».
I sindacalisti hanno parlato a una generazione che si sente con le spalle al muro e sono fermamente decisi a non mollare. Alcune migliaia di giovani hanno diretto un corteo spontaneo verso il ministero della Pubblica Istruzione, si sono seduti davanti all'edificio.
Altri hanno improvvisato una manifestazione all'Anagnina dove si sono dovuti fermare molti pullman, altri ancora non sono riusciti ad entrare in città e si sono dovuti fermare sul raccordo anulare dove hanno tenuto un comizio. Roma a mezzogiorno è invasa da gente di tutti i tipi e di tutte le età. Gli slogan e i cartelli sono di vario tono e alcuni denotano una riflessione e una preparazione di qualche giorno. Un cartello dice: «I tagli li fanno i parruccheri». Un altro: «A ma'! Non era meglio se pagavi l'Ici?». E ancora, è molto diffuso un santino con l'effigie della Gemini e il titolo «Beata ignoranza». Perché è proprio questo è il punto: i professori quarantenni con una laurea in tasca domani rimarranno senza lavoro perché sono ancora precari. E allora con uno scatto di orgoglio alcuni professori issano uno striscione in greco antico che sfida le conoscenze dei politici. Sara, di professione supplente, dice: «Io sono anni che sono precaria. E ora mi dicono: grazie tanto, ma non abbiamo più bisogno di lei». Sara sta per commuoversi. Non si protesta solo per il taglio al futuro delle generazioni, alla ricerca specializzata, l'unica che consenta ai nostri giovani di trovare un posto magari in un altro paese. È anche in dubbio il lavoro di tante persone.
«La scuola non può subire un taglio di otto miliardi di euro» grida un sindacalista dal palco. Epifani ricorda che Obama, al quale la Gelmini ha detto di ispirarsi, ha promesso di investire 20 miliardi in scuola e ricerca.
Circa il 70 o forse, secondo un altro censimento, il 90 per cento delle scuole sono rimaste chiuse, secondo i dati del ministero circa il 60 per cento degli istituti sono rimasti chiusi. L'Università resta in fermento perché i tagli non investono solo gli stipendi dei ricercatori, ma la possibilità di fare i due anni di specializzazione con gli strumenti adeguati. Certo è stata come ha detto Epifani «una giornata memorabile». E gli studenti universitari hanno già fissato una nuova manifestazione per il 14 novembre.