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Pescara, 30/04/2026
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Data: 31/10/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Statali, sì al contratto ma la Cgil non firma. Aumento medio di 70 euro lordi. Saltano i tagli di premi e indennità. Epifani conferma lo sciopero

ROMA Fino a ieri c'era solo un accordo verbale, ora ci sono le firme. Quelle del governo e quelle dei sindacati. O meglio di quelli che hanno voluto firmare: la Cisl, la Uil, la Confsal e altre sigle meno rappresentative (l'Ugl, l'Usae). La Cgil invece ha confermato la sua scelta di non accettare l'accordo proposto dal governo per chiudere la vertenza sul pubblico impiego. La Cgil conferma anche gli scioperi indetti a partire dalla settimana prossima, mentre Cisl e Uil li hanno revocati.
Oggetto della vertenza: le buste paga dei dipendenti pubblici. Cioè di circa 2 milioni di lavoratori, considerando che l'accordo non riguarda militari e polizia (400 mila persone), e considerando che i sindacati della scuola (oltre un milione di persone) hanno scelto di non seguire il percorso indicato dal ministro Brunetta.
Il documento. L'accordo sottoscritto ieri si può riassumere in due punti. Da una parte, il governo promette di rinunciare al taglio dei fondi per premi e indennità, taglio che decurterebbe pesantemente le retribuzioni il prossimo anno. Dall'altra parte, i sindacati accettano quell'aumento di 70 euro lordi mensili che finora avevano respinto in quanto nettamente inferiore all'inflazione reale.
Le modifiche. Il documento firmato è lo stesso che Brunetta aveva proposto otto giorni fa, e su cui Cisl e Uil avevano già espresso la loro disponibilità a chiudere l'intesa. Rispetto al testo letto la settimana scorsa, si nota un'aggiunta: con una correzione a penna, viene specificato che le risorse tagliate ai fondi per la produttività saranno recuperate «integralmente». Una precisazione che serve ad escludere eventuali furbizie interpretative. Inoltre si precisa che quei soldi saranno distribuiti «secondo le modalità e le decorrenze previste».
Le firme. Il documento è firmato non solo da Brunetta, ma anche da Maurizio Sacconi e dal sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta. Cisl e Uil la consideravano una condizione irrinunciabile per chiudere l'intesa: si temeva infatti che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (colui che deve stanziare i fondi) smentisse le promesse del collega Brunetta. In effetti sull'accordo di ieri la firma di Tremonti non c'è, ma si suppone che quelle di Letta e Sacconi siano sufficienti a garantire l'impegno del governo intero.
Brunetta. Per il ministro della Pubblica amministrazione, l'intesa di ieri «consentirà un adeguato recupero salariale per i dipendenti pubblici». Quanto alla divisione tra i sindacati, Brunetta ha spiegato di preferire i contratti firmati da tutti, aggiungendo però che «se non si può si va avanti con chi ci sta».
Cgil, Cisl, Uil. La giornata di ieri sancisce in modo definitivo la spaccatura del fronte sindacale. Per il pubblico impiego è finita un'epoca. Fino a oggi i dipendenti pubblici erano forse la categoria di lavoratori dove si rilevava la più salda unità fra i confederali. Il leader della Uil Luigi Angeletti accusa la Cgil: «Sta smettendo di essere sindacato». Quello della Cisl Raffaele Bonanni più diplomaticamente esprime il suo «rammarico» per la scelta di Epifani. Quanto a Guglielmo Epifani, giudica la decisione di Cisl e Uil: «Un errore che non potrà non avere conseguenze». Per Giovanni Faverin della Cisl-Funzione pubblica, gli impegni strappati al governo sono «risultati estremamente importanti e giungono in un momento di grave difficoltà per il Paese». Per il segretario della Cgil- Funzione pubblica Carlo Podda «l'accordo è una truffa, gli stanziamenti per il rinnovo dei contratti equivalgono a 40 euro netti in busta paga». In tutti i sindacati comunque si è aperto un vivace dibattito interno. Sia nella Cisl sia nella Uil si registra la dissociazione della scuola. Nella Cisl i "mariniani" sono molto preoccupati.



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