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Data: 01/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - Costantini e Chiodi, la sfida comincia in tv. Il dipietrista: sei una pedina di Berlusconi. L'ex sindaco: sono un uomo libero

Sanità, alleanze, Centro Oli alcuni dei temi toccati durante il dibattito su Rete 8

PESCARA. E' stato primo vero incontro tra i candidati alla presidenza della Regione Abruzzo. Un confronto all'americana nello studio televisivo della trasmissione 8Volante di Pasquale Pacilio, in onda ieri su Rete8. Il primo ad arrivare è stato il candidato del centrosinistra, Carlo Costantini, sereno, in abito scuro. Subito dopo è stata la volta di Gianni Chiodi, per il centrodestra, sorridente nel suo gessato blu, accompagnato da uno staff di consulenti, anche loro sorridenti, anche loro in blu. Stretta di mano, parole di stima e poi qualche foto per la stampa. Finora si erano studiati sulla carta.
Da oggi lo fanno di persona. Per anzianità la parola tocca a Chiodi, che in realtà con i suoi 47 anni è più grande dell'avversario solo di qualche mese. Ex sindaco di Teramo, commercialista, tre figlie e una moglie che come la madre e la sorella è assistente sociale. «Ho fatto il commercialista», esordisce, «perché mio padre mi disse che è meglio occuparsi dei guai degli altri che dei propri». Non è iscritto a nessun partito e ne fa «un fatto di libertà». Di fronte a lui c'è Costantini, 46 anni, avvocato, sposato e padre di tre figli. Ripercorre la sua carriera politica: sindaco di San Giovanni Teatino, consigliere regionale, consigliere comunale, deputato in carica con la lista "Di Pietro". Per lui Pacilio ha pronta una domanda preliminare: «Se dovesse perdere rinuncerà alla carica da parlamentare per fare il consigliere regionale all'opposizione?». Ed ecco la risposta: «Se gli elettori abruzzesi mi daranno una grande fiducia rinuncerò». Qui terminano i convenevoli e si entra nel vivo dei temi che terranno banco fino al voto del 30 novembre.
Il primo nodo è quello del percorso che li ha portati alla candidatura. «Sei il candidato di Berlusconi, non rappresenti il territorio, io invece ho le mani libere», attacca Costantini. La risposta di Chiodi è scherzosa ma decisa: «Ogni volta che mi chiedono chi c'è dietro di me, mi viene voglia di dire "il lupo cattivo", ma è normale che la scelta sia stata fatta dal leader del Pdl, ma lui non ha preso una persona a caso, svincolata dal territorio, ha scelto me».
Ora tocca a Costantini tracciare un ritratto convincente della sua coalizione: «Le alleanze quando si costruiscono sul territorio sono più difficili, ma nella mia lista ci sono persone della società civile, non politici messi lì dall'alto. Ho faticato un po' di più», insiste «ma se avessi avuto un capo a scegliere per me sarebbe stato di certo più facile». Torna alla carica Chiodi: «La Regione ha bisogno di scelte difficili e dolorose e la vostra coalizione è una macedonia, una replica del governo Prodi». Costantini non si scompone. «La mia lista», ribadisce «rappresenta una totale inversione e io sono una garanzia credibile per il futuro» perché «sono sempre stato all'opposizione di un sistema del malaffare che ha attraversato trasversalmente il centrodestra e il centrosinistra». Il primo round si conclude così, tra le accuse (sempre bon ton) di Chiodi «di allearsi con i partiti sbagliati» e le repliche (altrettanto composte) di Costantini che dice «di non aver scelto di allearsi con i partiti ma con le persone».
La discussione riprende con la presentazione dei "listini", sulla cui abolizione i due candidati si trovano subito d'accordo, come pure sull'abolizione della legge anti-sindaci. Nel listino di Costantini non ci sono esponenti del mondo della politica, «è una squadra svincolata, fatta di uomini e donne della società civile». Per Chiodi l'argomento offre l'occasione per sedare le polemiche scaturite dalla mancanza nel listino dei mini partiti, dalla Dc di Pizza a quella di Rotondi: «Nella lista trovano espressione anche i loro esponenti, e poi se per democratico cristiano si intende un uomo con principi e valori cristiani, quello sono io». E qui Costantini non regge e tuona ironico: «È il vantaggio di non avere la tessera, così oggi puoi essere questo e domani quello!».
Con le domande (registrate in video) dei giornalisti si arriva al cuore dei problemi abruzzesi. Il direttore del Centro Luigi Vicinanza chiede come intendano il rapporto della Regione con le cliniche private. Per Costantini «la politica fa le regole, i dirigenti faranno le loro valutazioni tecniche e istruttorie, io non muoverò un dito né a favore né contro la clinica di Angelini, ma voglio trasformare il privato assistito in privato concorrenziale». Per Chiodi «la sanità privata non può prosperare sugli aspetti di scarsa competitività della sanità pubblica».
Franco Avallone del Tempo chiede a Costantini se Di Pietro può diventare un limite destabilizzante per la sua candidatura. Costantini assicura di no «perché il candidato sono io e Di Pietro non mi ha vincolato con nessuna indicazione».
Claudio Valente, del Messaggero ricorda a Chiodi che il comune di Teramo ha sforato il patto di stabilità 2006 e chiede spiegazioni. «È stata una mossa strategica per non perdere 10 milioni di euro di finanziamenti», è la risposta del candidato.
Vittorio Mingione, (La Cronaca di Tutto Abruzzo Oggi) introduce il tema del Centro Oli di Ortona. Per Chiodi «la situazione va affrontata con decisione ma senza populismo». A lui Costantini replica che su questo punto «non ci possono essere posizioni deboli, o si dice sì o no, e io dico no».
Poi Costantini propone i primi punti della sua "ricetta": eliminare il vitalizio ai consiglieri, spostare la loro età pensionabile di dieci anni, ridurre le spese di funzionamento di Consiglio e Giunta, eliminare società ed enti strumentali inutili. Chiodi aggiunge che «i veri costi della politica sono quelli che derivano dalle mancate decisioni». Sul finale, in vero stile americano, arriva il primo appello dei candidati agli elettori. Per Costantini la parola chiave è «fiducia», per Chiodi «prospettiva». I giochi sono aperti, il futuro dell'Abruzzo passa da qui.

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