PESCARA - Sono giovani (in Italia, in politica, un cinquantenne è poco più di un infante), carini (stando a diffusi pareri) e postdemocristiani (chi più post, chi meno post): sono i cinquantenni che, da candidati a governatore, si disputano le spoglie di una Regione politraumatizzata da Sanitopoli. Gianni Chiodi, centrodestra, Carlo Costantini, centrosinistra, Rodolfo De Laurentiis, Udc. Più simili che dissimili: tre Under 50, tre centristi. Con scatto da sprinter Pasquale Pacilio ha anticipato reti pubbliche e private e li ha offerti alla teleplatea di Reteotto: De Laurentiis giovedì, Chiodi e Costantini ieri, nel primo "faccia a faccia" della campagna elettorale.
Di De Laurentiis riferiamo a parte. Qui parleremo della disfida televisiva di C & C. Disfida da cui sono emerse, nette, due linee destinate a caratterizzare buona parte della campagna elettorale dei due maggiori schieramenti: l'incombenza del recente passato a far aggio sulle proposte per il futuro, il tentativo di C & C di mostrarsi più liberi possibile dai partiti di riferimento, al punto da presentare entrambi il non amato listino con la pomposa espressione "lista del presidente".
Come da legge del ring, i due si sono studiati un po' esprimendo reciproco rispetto prima di affondare i colpi. Innescati da un'affermazione di Chiodi: «Non sono mai stato iscritto a Forza Italia, nè Berlusconi me l'ha chiesto. Per me la politica è possibilità di poter fare, e non avere partito mi garantisce maggior libertà, maggior rapidità. Libertà di cui, poi, i partiti che mi sostengono possono trarre giovamento». Affondo di Costantini: «Tu senza partito? Ma se ti ha nominato da Roma, non sei espressione del territorio, e hai un listino talmente dominato da An che appare chiaro come si tratti di una compensazione rispetto alla tua candidatura a governatore, in quota Forza Italia. Io sì che ho preteso e ottenuto mani libere dai partiti, e questo mi consentirà scelte radicali e coraggiose». «Io non sarei espressione del territorio? Ma se sono stato sindaco fino a ieri. E poi: tu libero? Tu hai Di Pietro». «E tu Berlusconi». Poi, scaramuccia sui partiti cambiati da Costantini (Popolari-Margherita-Asinello-IdV): «Sono loro che sono cambiati, quei partiti, non io», e proclami di Chiodi: «Carlo, come te voglio una nuova classe dirigente. Che abbia dignità. E' la cosa più importante, lo diceva anche Cavour». Perbacco. Dal passato remoto (Cavour) al passato recente (Del Turco) si fa in fretta. Costantini: «Occorre voltare pagina, centrosinistra e centrodestra riconoscano gli errori commessi». Chiodi: «Quale centrodestra? Alla Regione c'era il centrosinistra a governare, ed è finita com'è finita». Costantini: «Scherzi? Tutto è partito con le cartolarizzazioni del centrodestra, e se non li hanno arrestati, com'è noto, è perchè non erano più al govermo». «Calma, lo scandalo ha travolto il centrosinistra di cui tu eri alleato e con cui ti sei di nuovo alleato». «Eh no, io ero all'opposizione con il centrodestra e con il centrosinistra». «Ma quale opposizione al centrosinistra. E poi, quando c'era il centrodestra, tu eri presidente della Commissione di Vigilanza: cos'hai fatto?». «Ho presentato denunce, da cui sono scaturite inchieste. Hai presente il caso Fira? Hai presente Masciarelli? Il centrodestra c'è dentro fino al collo».
Ragazzi, ok: con il passato occorre fare i conti, e ci mancherebbe. Ma il futuro? Risposta in fotocopia: «Aboliremo il listino e la legge anti-sindaci. Come si fa a tener fuori i sindaci, come si fa a escludere chi davvero vive a contatto con la gente?». Ahi, povero Luciano D'Alfonso, che fitta al corazòn. Giovani (va bè...), carini (e dàgli) e postdemocristiani: ne manca solo uno, manca proprio lui, e ancora non se ne capacita.