ROMA. Una sospensione di due anni della legge Bossi-Fini per consentire ai lavoratori immigrati in regola che perdono il lavoro a causa della crisi economica di non essere costretti a tornare al paese d'origine. E' l'idea del segretario della Cgil Guglielmo Epifani che avanza la proposta al governo. «Nessuno - osserva il leader sindacale - si chiede cosa succede ai lavoratori stranieri nel momento in cui perdono il lavoro».
«Sono quattro milioni dice ancora il leader della Cgil Epifani - sono stati assunti per fare lavori che nessuno avrebbe fatto, e producono il 10 per cento del reddito nazionale. In base alle norme attuali perderebbero, insieme al lavoro, anche il titolo per restare in Italia. Siccome sono persone che hanno lavorato, e lavorato bene - conclude Epifani - non avrebbe alcun senso mandarle via per poi richiamarle quando l'economia dovesse riprendere. Ecco perchè proponiamo di sospendere l'efficacia della Bossi-Fini per due anni, o 15 mesi o il tempo che si riterrà necessario, allo scopo di consentire a queste persone di trovare una nuova occupazione».
Ma il governo resta sordo. Risponde solo il ministro della Difesa Ignazio la Russa: «Sarebbe un messaggio deleterio», sostiene, preoccupato che tra i potenziali immigrati passi il messaggio: «Andiamo in Italia che tanto lì non ci fanno niente». Il problema, però, esiste: «Troviamo le forme, ma la sospensione della Bossi-Fini mi vede contrario». Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano avanza una mediazione: non sospendere la Bossi-Fini ma consentire agli immigrati che cercano un nuovo lavoro di restare in Italia per sei mesi. No deciso dal leghista Roberto Cota e dal vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino. Ma, nel centrodestra, Giuliano Cazzola, vicepresidente della commissione Lavoro di Montecitorio, si mostra d'accordo a mettere tra parentesi la Bossi-Fini. Nelle regioni del Centro-Nord, osserva, ci sono settori produttivi che senza immigrati «non ce la farebbero a tirare avanti». Nella sola Emilia Romagna, gli immigrati sono il 17% dei lavoratori, hanno un reddito imponibile di 3 miliardi di euro e sono «una componente strutturale dell'economia». Nell'opposizione, poi, tutti danno ragione a Epifani. Il deputato del Pd Jean Leonard Touadì vede nella Bossi-Fini una legge che «ha fallito». Gianluca Lion, responsabile «terzo settore» del Pd boccia la legge come «un flop».
Paolo Ferrero, segretario del Prc, condivide le «parole di buon senso» di Epifani, temendo che il centrodestra voglia inasprire la Bossi-Fini e usare i lavoratori immigrati clandestini per «indebolire i diritti dei lavoratori regolari».
E la portavoce in Italia dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati, Laura Boldrini, pur apprezzando che la Bossi-Fini ha decentrato la valutazione delle richieste di asilo, spiega che Epifani «ha posto l'accento su uno degli aspetti più dolenti della Bossi-Fini, la facilità con cui un onesto lavoratore straniero rischia di diventare illegale e soggetto ad espulsione. Basta perdere il lavoro e non trovarne un altro in 6 mesi per diventare ?illegale', ?clandestino', un soggetto che la società ha la tendenza a considerare pericoloso». Ma, per Boldrini, sospendere la legge per 2 ani non basta, e propone di superare «l'equazione stringente lavoro=permesso di soggiorno» anche consentendo agli immigrati di entrare legalmente in Italia per cercare lavoro. «Un meccanismo legale ridurrebbe sicuramente il numero di coloro che ogni anno entrano usando degli espedienti, come il visto turistico, per poi rimanere illegalmente, e il numero di coloro che rischiano la vita».