PESCARA - Una notte dai lunghi coltelli, quella tra venerdì e sabato. E telefoni roventi tra Forza Italia e "Abruzzo futuro": fin quasi all'alba Filippo Piccone e Carlo Masci hanno litigato sulla composizione della lista capitanata dall'ex centrista, perchè Masci rivendicava il diritto di scelta che gli era stato assicurato da Roma, e Piccone voleva mantenere le sue posizioni. Un lungo tira e molla che per Masci significava o l'elezione o la sconfitta su tutti i fronti, perchè l'inserimento di candidati forti naturalmente gli avrebbe precluso ogni possibilità di arrivare in Consiglio regionale. E alla fine è ricomparso Antonio Verini sull'Aquila ed è scomparso Bruno Di Paolo da Teramo. Ma il braccio di ferro ha compromesso il controllo sulla regolarità delle liste, e alla fine è successo quello che è successo.
E' fiducioso Gianni Chiodi, candidato governatore del Pdl, neanche per un attimo ha pensato che possa restare tagliato fuori dalla competizione. «Ci hanno contestato soltanto irregolarità formali facilmente sanabili. Nessuno si illuda di poter correre da solo. Sarebbe una misera vittoria e la democrazia ne risentirebbe. Io ottimista? Certo, sarebbe davvero incredibile se fossimo esclusi dalle elezioni. Non credo alle cose incredibili, ho i piedi ben piantati per terra. Diciamo che è una vicenda tutta italiana. Io continuo a lavorare».
Adesso che il suo competitor ha un nome e un cognome e che le vicende nel centrosinistra si sono definite, come organizzerà la sua campagna elettorale?
«Sapevo da tempo che il mio avversario sarebbe stato Costantini. E' una campagna elettorale che affronterò col massimo impegno ma con una precisa convinzione: avrò di fronte un'alleanza, quella del centrosinistra, fondata su ricatti di tipo politico, non basata quindi su programmi comuni e su obiettivi condivisi, ma soltanto sulle imposizioni di Di Pietro. Un'alleanza che ho già avuto modo di definire una "macedonia": siamo di fronte a una replica del centrosinistra che ha governato con Prodi, con un Pd sottomesso e ostaggio di altri partiti. Una formula che non può garantire la governabilità dell'Abruzzo».
Ma non teme la maggiore forza di un centrosinistra unito?
«Io affronto questa fase col massimo impegno, lo ripeto. Ma sono sicuro che gli stessi elettori del centrosinistra non potranno premiare chi ha governato male e chi si è distinto per una così pesante vicenda di malaffare: nella società passerebbe un messaggio diabolico, controproducente, significherebbe dire alla propria classe politica di riferimento "continuate così". Penso che nessuno lo voglia, e sono convinto che il centrosinistra sarà punito dal proprio elettorato di riferimento».