Restano fuori dalla competizione "Alleanza federalista" e "Per il bene comune". Piccone: «Uno stillicidio», e attacca il leader dell'IdV. La replica: «Non ci piace vincere a tavolino»
L'AQUILA - Le mani che stringevano la notifica della Commissione elettorale regionale erano alzate in segno di vittoria, i volti pieni di gioia. Così il senatore Filippo Piccone e Maximilian Di Pasquale alle 17.30 hanno messo la parola fine al rischio di esclusione del Pdl nella corsa elettorale, riuscendo in un istante a riportare quella serenità che mancava dalle prime ore della giornata, quando nel corridoio che immette nell'ufficio del presidente della Corte d'Appello (luogo in cui si è riunita la commissione elettorale regionale) c'era un andirivieni di politici, simpatizzanti e un susseguirsi di voci discordanti tra ottimisti e pessimisti sul "caso" Pdl. Esclusi dalla competizione elettorale i listini di "Alleanza Federalista Lega Nord" e "Per il Bene Comune" che hanno annunciato il ricorso al Tar. In sostanza per i giudici Augusto Pace, Giuseppe Romano Gargarella e Alfonso Grimaldi «sussiste il requisito del numero minimo dei presentatori (fissato dalla legge in 1.750 unità) che sommato al numero delle 1.680 sottoscrizioni già dichiarate valide quelle complessivamente in numero di 75, ugualmente compatibili per effetto delle illustrate prodizioni, risulta raggiunta la soglia minima di presentatori costituente condizione di validità della lista. Ritenuto che ciò esime -si legge nel dispositivo- dall'approfondimento dell'analisi delle questioni sollevate dai delegati rispetto alle ulteriori contestazioni mosse con il provvedimento del 2 novembre, restando la relativa deliberazione assorbita dall'esito degli accertamenti effettuati, ritenuto che tutte le formalità di legge sono state osservate, ammette la lista regionale». La notizia sull'ammissione del listino del Pdl (da sottolineare come alle 16 i volti dei rappresentanti del Pdl siani di colpo apparsi sorridenti e in certi casi euforici) non ha fatto attendere le dichiarazioni, a cominciare da quelle al vetriolo del senatore Piccone: «Ci hanno sottoposto a uno stillicidio che ci ha fatto vedere sciacalli e delinquenti della politica (il riferimento è a Buontempo e Di Pietro). La lista è stata ammessa: si può iniziare la campagna elettorale che darà la possibilità agli abruzzesi di avere una nuova classe dirigente. Resta il rammarico per la brutta immagine immeritata che dell'Abruzzo hanno offerto, con atteggiamenti canaglieschi, i ben noti giustizieri da strapazzo». Per Gaetano Quagliarello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl, «siamo stati sempre sereni di non aver commesso alcun illecito e alcuna irregolarità. Ora dobbiamo vincere». Per Fabrizio Di Stefano, coordinatore regionale Pdl, «eravamo fiduciosi sull'esito delle nostre conclusioni: ieri abbiamo provveduto a sistemare le situazioni oggetto di contestazioni». La lunga giornata carica di tensione è iniziata con la visita di Antonio Di Pietro (dell'Idv) accompagnato da Alfonso Mascitelli: «La nostra coalizione è unita a differenza del Pdl che fuori tempo massimo ha fatto le liste, pensando di spartirsi un pollo e non gli è rimasto neppure il piatto. Le regole devono essere uguali per tutti. Avevano già pensato di aver vinto, si stavano spartendo la torta». Poi un fuori programma quando un uomo appartenente al nutrito staff del Pdl ha etichettato il leader dell'Italia dei Valori: «Sciacallo, capraio, chi ti ha dato la Mercedes?». La situazione non ha creato tensione, Di Pietro peraltro si era già allontanato da qualche istante. In serata Di Pietro ha aggiunto: «Rispettiamo la decisione, vogliamo giocare la partita sul campo e non vincerla a tavolino». Mascitelli prima del verdetto ufficiale della commissione elettorale aveva annunciato di fare ricorso al Tar chiedendo non la sospensiva, ma il giudizio di merito per «non ostacolare la campagna elettorale». Ma il rappresentante dell'Idv non aveva fatto i conti con i due listini nel frattempo esclusi. Infine da sottolineare la trasmissione da parte del Gip del Tribunale degli atti in Procura in merito alla denuncia presentata da Stefano Vittorini nei riguardi di Antonio Verini (entrambi della lista provinciale "Rialzati Abruzzo" per un presunto caso di falso.