PESCARA. Quattordici anni fa, a Pescara, un ricorso contro l'esclusione di una lista fece cadere un'amministrazione comunale. Si tratta della giunta Collevecchio. Dopo appena cinque mesi dal suo insediamento, venne spazzata via da una sentenza del Tar di Pescara che annullò le elezioni.
Tutto cominciò nell'ottobre del '93, quando vennero presentate le liste elettorali in Comune. La commissione elettorale circondariale, presieduta allora da Michele Ramundo, escluse la lista «Patto per Pescara», che candidava a sindaco Amedeo D'Addario, per presunte irregolarità nell'elenco dei candidati.
Il 21 novembre di quell'anno, i pescaresi andarono a votare e fecero vincere il centrosinistra, scegliendo come sindaco della città il progressista, Mario Collevecchio. Quest'ultimo, si insediò in Comune l'11 dicembre del '93, con una giunta composta da Mario Eliantonio come vice sindaco e da Graziano Di Costanzo, Claudio Palma, Donato Renzetti, Edvige Ricci, Rossana Santoro, Donato Tinari e Paolo Urbani, come assessori. Questa amministrazione restò in carica fino a maggio del '94.
Il 12 maggio, i giudici del Tar, nell'esaminare nel merito il ricorso presentato dai Pattisti, accolsero la contestazione contro l'esclusione della lista e decisero di annullare le elezioni. Nel novembre dello stesso anno, i pescaresi tornarono a votare e scelsero stavolta il sindaco, Carlo Pace, candidato dal centrodestra.