«Impossibile imbarcare l'Udc Non si possono fare coalizioni solo per vincere»
PESCARA. «Faremo ricorso contro la riammissione delle liste del Pdl, perché mi sembra necessario fare una verifica». Così il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, durante un colloquio nella redazione del Centro (con lui il segretario regionale Marco Gelmini e l'ex deputato Maurizo Acerbo), prima della manifestazione al cinema Massimo per la presentazione delle liste del Prc. «Ma di certo», aggiunge «chi si presenta per amministrare e ha questo grado di approssimazione non appare molto affidabile».
Segretario Ferrero, fino a qualche giorno fa Maurizio Acerbo è stato il candidato presidente di Rifondazione. Oggi siete nella coalizione con Carlo Costantini. Nel frattempo che cosa è successo?
Ferrero: «Si sono in parte realizzate le nostre condizioni. Noi avevamo chiesto liste pulite e dalle liste è stato escluso il maggior esponente della commistione tra affari e politica. Ma anche il programma è stato un punto che abbiamo condiviso».
A proposito di programma, sarete contro il Centro Oli di Ortona?
Acerbo: «Assolutamente sì, Rifondazione è da sempre assieme ai movimenti e alle cantine sociali nella battaglia contro questo insediamento».
Sei mesi fa si è rotta l'esperienza dell'Unione. Oggi in Abruzzo si ricomincia un'esperienza analoga. Cosa è cambiato?
Ferrero: «Nulla. L'Abruzzo non decide di mandare i militari in Afganistan, non decide la politica economica o i Dico. Noi abbiamo fatto un programma che rompe l'intreccio tra politica e affari e punta al ruolo positivo della Regione verso gli strati più deboli».
Si è sentito con Veltroni in questi giorni?
Ferrero: «Più volte. Con lui abbiamo avuto una discussione durissima sulla presenza degli indagati nelle liste. Ma poi ha convenuto con noi. Anche con l'Udc la discussione è stata dura. Lui la voleva nella coalizione».
Con l'Udc avreste più chance di vincere».
Ferrero: «L'Udc ha un profilo completamente diverso su alcune questioni, come il rapporto tra pubblico e privato nella sanità. Il nostro programma avrebbe perso credibilità. È un fatto già sperimentato a livello nazionale. E poi l'idea che in Abruzzo, dopo quello che c'è stato, si costruisca una coalizione e si mettano pezzi insieme per vincere è politicamente contraddittoria. Il problema è che c'è una crisi politica vera, in cui l'elemento clientelare può essere uno degli elementi per la soluzione. Ma non è questo il nostro rimedio. Noi abbiamo chiesto che la coalizione avesse un altro profilo. Si può vincere o perdere, ma tutto deve avvenire da posizioni chiare».
Acerbo: «Il centrosinistra tre anni fa ha vinto col 58% dei voti. In questo mese dobbiamo galoppare per recuperare questo consenso, non lo potremmo fare con operazioni trasformistiche, mettendo dentro l'Udc. Ma certo c'è qualcuno nel centrosinistra che non vuole vincere e guarda al prossimo turno».
A chi si riferisce?
Acerbo: «Diciamo che c'è chi punta a mantenere gli stessi assetti di potere sia che governi il centrodestra sia che governi il centrosinistra».
Ferrero: «Se questa coalizione ha possibilità di vincere è proprio perché c'è stata questa battaglia per presentarla come una coalizione pulita e di sinistra. Se imbarcavamo tutti, molti elettori di centrosinistra non sarebbero andati a votare».
Perché questa coalizione di centrosinistra dovrebbe essere più credibile di quella precedente? Solo perché non c'è Del Turco?
Gelmini: «Sono stati fatti degli errori, ma questa coalizione, con scelte dolorose soprattutto per il Pd, è stata in grado di rinnovarsi».
Se Costantini vincesse le elezioni Rifondazione chiederebbe l'assessorato alla sanita?
Gelmini: «Non ci avevamo pensato, ma cogliamo il suggerimento».
Ferrero: «Ci sono state due esperienze di questo tipo, in Sicilia con la giunta Capodicasa e oggi in Piemonte. L'assessorato è andato a Rifondazione proprio perché nessuno metteva in discussione la qualità della scelta».
In questo caso manterreste l'accreditamento al gruppo Angelini?
Gelmini: «Esiste una nostra proposta che in caso di truffa si rompe il rapporto fiduciario con la Regione».
E i lavoratori?
Gelmini: «Continuerebbero a lavorare ma per il pubblico».