L'AQUILA. Insulti e grida. Questo lo spettacolo andato in scena ieri pomeriggio alla conferenza stampa - in realtà una convention - convocata dal candidato presidente del centrodestra Gianni Chiodi. Una "bagarre" scoppiata sul palco proprio mentre Chiodi stava facendo il suo ingresso, tra gli applausi, nella sala-teatro Celestino V. Protagonisti del violento alterco - chiuso poi tra abbracci e scuse - Stefano Vittorini, candidato nella lista "Rialzati Abruzzo", e Denis Verdini, coordinatore nazionale di Fi.
Tutto è cominciato con un "blitz". Stefano Vittorini è riuscito a guadagnare il palco mentre tutti erano distratti dall'arrivo del candidato presidente. Qualcuno, quando ormai era già troppo tardi, ha cercato di sbarrargli la strada. Sul palco in quel momento c'erano, oltre a Gianni Chiodi (subito invitato dai suoi ad allontanarsi), Gaetano Quagliariello, Denis Verdini e Filippo Piccone. All'improvviso Vittorini ha preso a gridare: «Noi non siamo animali, siamo uomini. Lei non mi dice "non rompere i.."».
«Ci avete trattato da bestie» ha tuonato ancora Vittorini, ormai una furia, all'indirizzo del coordinatore di Forza Italia. In tanti hanno cercato di calmarlo, (da Gianfranco Giuliante a Luca Ricciuti), e di mettersi in mezzo per evitare che dalle spinte e dagli insulti si passasse a qualcosa di peggio. Una bagarre che ha rischiato di far venir giù anche la scenografia preparata dietro al tavolo della presidenza. Il tutto davanti a un Chiodi "gelato" e a una platea che ha cominciato a urlare contro Vittorini dandogli del «buffone» e invitandolo ad andarsene. E quando finalmente l'ex assessore comunale si è fatto convincere a lasciare il palco, Verdini lo ha invitato, per smorzare così i toni, a prender posto accanto a lui e a Chiodi. Fine della bagarre con tanto di reciproche scuse pubbliche e con l'impegno "solenne" di Vittorini a "correre" per la vittoria di Gianni Chiodi e del Pdl.
Una situazione più che imbarazzante. E' toccato a Quagliariello riportare l'iniziativa su un binario diverso e più civile. E lo ha fatto spiegando le ragioni del sacrificio chiesto ai partiti più piccoli. «Li abbiamo costretti a rinunciare alla loro identità per costruire una coalizione che garantirà a Chiodi una maggioranza costituita da due soli gruppi, ovvero dal Pdl e dal Movimento per le autonomie. Chiodi avrà una maggioranza solida che gli garantirà la piena governabilità. Questa è la sostanza politica delle cose». Poi, a proposito di eventuali ricorsi contro la riammissione della lista alle elezioni, Quagliariello ha rilanciato un plauso a Franco Marini «che con la sua dichiarazione ha fatto tabula rasa dei tanti piccoli sciacallaggi messi in atto per creare un clima di sospetto». I coordinatori regionali del Pdl Fabrizio Di Stefano e Filippo Piccone hanno parlato - sempre a proposito di eventuali ricorsi - di un «film già visto nel 2000 e da non ripetere per il bene dell'Abruzzo». Piccone - che ha confessato di aver perso 20 anni di vita nell'attesa del "giudizio" della Corte d'appello - ha rimproverato «gli sciacalli dentro e fuori la coalizione, quelli che non ti sostengono di fronte alle difficoltà».
Brevissimo l'intervento di Chiodi: «Abbiamo di fronte un'alleanza di centrosinistra frutto di scontri, ricatti e tensioni. Un'allenza che Veltroni aveva già ripudiato e che qui viene riproposta. Il centrosinistra in Abruzzo ha perso la sfida sul buon governo della regione. Noi dovremo distinguerci e per farlo abbiamo bisogno di una grande squadra. Ed è quello a cui stiamo lavorando per restituire la fiducia agli abruzzesi».