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Data: 05/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Niente cassa integrazione a chi non firma. Sacconi ultimativo con il fronte del «no» Di Pietro: «Ci sono ministri da denuncia»

Il presidente della Cai Colaninno: «Problema finito, chiuso»

ROMA. Linea dura di Cai e del governo sul futuro di Alitalia. «Il problema è finito, chiuso. Non c'è nessuna convocazione degli autonomi», dice Roberto Colaninno, presidente della Compagnia aerea italiana, la società che dovrebbe subentrare ad Alitalia. Tutto nasce dall'assemblea dei lavoratori aderenti ai sindacati autonomi che hanno protestato e aperto il "fronte del no", il fronte di coloro che non intendono accettare le condizioni poste da Cai per avviare i nuovi contratto di lavoro. Ma se un lavoratore ex Alitalia non accetta le condizioni di Colaninno, che cosa succede? Qui entrano in campo i ministri Sacconi (Lavoro) e Matteoli (Trasporti). «Chi non accetta il lavoro perde il diritto alla cassa integrazione», dice Sacconi.
«Trattative non ce ne sono più e Cai è intenzionta a partire. Per chi rifiuta c'è qualche dubbio che possa accedere alla cassa integrazione. La norma in proposito è chiara», aggiunge il titolare dei Trasporti. Sacconi si spiega meglio: «I dipendenti di Alitalia che singolarmente fossero chiamati ad assumere un lavoro con caratteristiche analoghe a quello precedente, anche se questo comportasse una riduzione del salario, e si rifiutassero di accettare, perderebbero il diritto alla cassa integrazione».
«Non è un ricatto o una minaccia - spiega - ma si tratta di una legge voluta anche da governi diversi dal nostro».
La risposta di Antonio Di Pietro arriva nel giro di un minuto: «In uno stato di diritto, Matteoli dovrebbe finire sotto processo per estorsione aggravata nei confronti dei lavoratori. Io - dice il leader dell'Italia dei valori - propongo ai lavoratori Alitalia una protesta dura. Bisogna fermare gli aerei».
Colaninno fa il duro. Piloti e assistenti di volo si arrendano perchè non ci sarà nessuna nuova trattativa. Questo il messaggio del presidente di Cai. «Saranno chiamati uno per uno - spiega - e chi non accetta, finirà fuori. Quando saremo proprietari dei beni acquistati da Alitalia e Air One, quelli che saranno assunti potranno manifestare i loro interessi, gli altri che non saranno assunti non potranno neanche entrare».
Colaninno spiega che la chiamata sarà individuale. «Potremmo prendere anche i piloti di Ryanair», dice. E, così, apre un altro fronte della polemica. La frase sembra una risposta alla compagnia low cost che aveva detto di essere interessata proprio ai piloti Alitalia. «Vediamo fra noi e Ryanair chi fa le condizioni migliori», dice.
I piloti. Risponde l'Unione Piloti. «Colaninno - spiega il presidente Massimo Notaro - si faccia spiegare che i piloti di Ryanair volano su aerei diversi da quelli di Alitalia e quindi, prima di metterli in cabina, dovranno essere addestrati. Sono tutti pensionati o ragazzini di pochissima esperienza. Noi non intendiamo scioperare e siamo aperti al dialogo. Ma la Cai ha detto "no". Allora è la Cai che non ha voglia di dialogare».
Il partner straniero. Colaninno continua a mostrarsi ottimista, dice che entro novembre la Nuova Alitalia individuerà il partner straniero e per Natale sarà pronta a decollare: «Non abbiamo subito pressioni politiche sulla scelta del nostro alleato estero». «Sono tre le compagnie interessate - ha detto invece Matteoli -. Air France vorrebbe una quota del 20 per cento. Anche Lufthansa è interessata e ho letto che c'è un incontro con British. Comunque, solo il 20% è a disposizione dell'azionista straniero perchè l'80% resterà in mani italiane». Il ministro dei Trasporti si mostra fiducioso per il futuro: «Ora verranno assunte 12.628 lavoratori ma entro un anno Cai potrebbe essere in condizione di assumerne altri».
Licenziati. Intanto sono stati messi in mobilità (anticamera del licenziamento) i 597 dipendenti di Alitalia Express, il vettore regionale del gruppo. A giorni toccherà ai lavoratori di Alitalia Spa. Contestualmente, Cai assumerà il personale nella Nuova Alitalia, per evitare l'interruzione dell'operatività.

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