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Pescara, 30/04/2026
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Data: 05/11/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
SPECIALE ELEZIONI - Pdl, la polemica non si placa. Saranno quattro le visite di Berlusconi, una per provincia

L'AQUILA - Scampato il pericolo di restare fuori dalle elezioni, il Pdl tira un sospiro di sollievo e passa al contrattacco. Il più duro è uno dei coordinatori regionali, Filippo Piccone, che nel corso della presentazione dei candidati al Teatro celestiniano, ha tuonato: «Lo sciacallaggio al quale ci hanno sottoposto Di Pietro e Buontempo è ridicolo: sono personaggi che trovano ragion d'essere solo quando hanno possibilità di fare urlatori di piazze, sciacalli e canaglie. Il giudizio della Corte d'Appello è stato affrettato: bisognava sospenderlo, non escludere la lista. Abbiamo perso troppo tempo: oggi abbiamo altro da dire agli abruzzesi». Il Pdl riparte, dunque. La ferita della possibile esclusione dalle elezioni, però, è ancora aperta: ce se ne accorge perché neanche il vernissage per i candidati riesce a far passare sotto traccia la tensione, che affiora spesso negli interventi. Anche all'inizio, quando Stefano Vittorini, candidato con la lista "Rialzati Abruzzo" collegata a Chiodi, ha un violento battibecco con il coordinatore nazionale degli Enti locali, Denis Verdini. Forse qualche parola di troppo tra i due, fatto sta che il diverbio rientra e Vittorini chiede scusa: «Purtroppo e per fortuna sono un sanguigno». Seduti nel pubblico ci sono tutti, compresi Rocco Salini e Romeo Ricciuti. Manca, invece, Andrea Pastore. Esordisce Gaetano Quagliariello, vice presidente vicario dei senatori Pdl: «Abbiamo scelto Chiodi che è sempre stato nell'area di centrodestra, ma non è mai stato iscritto nè a Forza Italia nè ad Alleanza Nazionale. È stato un prezzo da pagare per il rinnovamento, ma ci è sembrata la scelta più giusta perché incarna la volontà di non fare del Pdl solo la somma di partiti». Quagliarello ha confermato che verranno costituiti due soli gruppi in Consiglio: quello del Pdl e quello del Mpa. «Questo ha comportato esclusioni e difficoltà -ha detto Quagliariello- Rivendico comunque il successo e la moralità dell'operazione». Poi sul caso-Corte d'Appello: «Già da sabato sembrava tutto preparato per immettere sospetti: avevano come unico scopo quello di cercare una facile vittoria a tavolino. Non ci è piaciuta la presenza di alcuni esponenti politici in Corte d'Appello: i processi della politica si devono svolgere in altre sedi. Basta con le polemiche con le elezioni non hanno nulla a che fare, basta con la caccia alle streghe: occorre un clima nuovo». Fabrizio Di Stefano ha parlato di "film già visto": «Già vediamo coloro che si apprestano a una pesante sconfitta impugnare l'arma della carta bollata per mettere in discussione l'esito della volontà popolare: è successo nel 2000, non vorremmo rivederlo ora. Facciamo appello anche ai nostri avversari: cavalcare la polemica inutile e faziosa non fa bene all'Abruzzo. Siamo disposti a confrontarci sui programmi, non su timbri e certificati». L'attesa, però, è tutta per il candidato presidente. L'intervento è breve, come suo solito, incentrato sul nuovo "modello Abruzzo" e sul recupero della fiducia. «La scelta di comporre questa alleanza è coraggiosa e vincente -dice Chiodi- Rende possibile la vittoria e certa la governabilità. Di fronte abbiamo una coalizione che nasce dallo scontro. Noi vogliamo cambiare l'Abruzzo, realizzando quella "Casa Abruzzo" nella quale si parlerà alle persone, ai bambini, alle mamme, ai genitori, agli anziani e ai nonni. Dobbiamo ricostruire la fiducia degli abruzzesi: il centrosinistra l'ha persa due volte, quando è caduto nel malaffare ma soprattutto quando non ha dato le risposte di cui aveva bisogno la regione». Chiodi non si sente «un uomo solo al comando», dice di aver bisogno di una squadra. «Un uomo solo può vincere una tappa, non certo il Tour de France, senza una squadra. La scommessa è costruirne una vincente e coesa». «È arrivato il tempo della fierezza degli abruzzesi» saluta Chiodi tra gli applausi. Verdini ha chiuso la serata ringraziando Piccone e Di Stefano per «aver fatto squadra», lanciando messaggi d'amore ai piccoli partiti («Anche Fi e An hanno fatto sacrifici») e confermando le quattro visite di Berlusconi, una per ogni provincia, dal 16 al 30 novembre. Chiodi gongola e lancia l'applauso: dopo la paura è tornata la fiducia.


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