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Pescara, 30/04/2026
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Data: 06/11/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Cgil verso lo sciopero generale. Epifani: «In piazza se il governo non vara misure anticrisi per lavoratori e pensionati». Decisione martedì. Ma Cisl e Uil non ci stanno: «Così non si fa sindacato»

ROMA Verso lo sciopero generale. La Cgil è pronta a proclamarlo se il governo non darà «risposte per fronteggiare la crisi e sostenere i redditi di lavoratori e pensionati». E prima richiesta resta la "restituzione" di 500 euro nelle tredicesime (valore 5-6 miliardi) e la sospensione della detassazione degli straordinari destinando i fondi ai precari. Toccherà al direttivo martedì prossimo decidere. Esaminando «lo stato delle mobilitazioni delle categorie e decidendo modi e data dell'unificazione», ha spiegato all'assemblea di quadri e delegati Cgil Guglielmo Epifani, ricordando le iniziative già assunte. Un elenco che include il doppio stop del pubblico impiego (domani e il 14); la manifestazione degli universitari (sempre il 14), quella dei pensionati (il 13), quella dei lavoratori del commercio contro l'accordo separato firmato da Cisl e Uil (il 15), mentre il 12 dicembre toccherà ai metalmeccanici Fiom.
Epifani intanto rilancia la sfida: «Ogni volta che hanno tentato di metterci all'angolo si son dovuti ricredere. Avverrà anche stavolta. Abbiamo coscienza di quel che siamo e consapevolezza di quel che vogliamo». Il segretario della Cgil è quindi tornato sulle molte divisioni (seccamente ribadite ieri nelle dichiarazioni di Bonanni e Angeletti) con Cisl e Uil. Il contratto sul commercio («Non capisco come mai nel momento in cui Confcommercio si dichiara disposta a rivedere le parti dell'accordo che hanno causato divisione nel sindacato devono essere Cisl e Uil ad opporsi»); il contratto degli statali («Brunetta propone aumenti pari a metà inflazione, non dà risposte sui precari e non cambia l'impegno già assunto a voce di restituire gli oneri accessori. Mi chiedo perché Cisl e Uil accettano a ottobre quello che non andava a giugno»); e infine il nodo riforma dei contratti: «Non ci piace la divisione tra le centrali sindacali. La gente ci chiede di restare uniti, lo impone la crisi. Sono divisioni che non abbiamo voluto, che continueremo a contrastare, che abbiamo subito». Per concludere, sulla conferenza stampa convocata da Cisl e Uil proprio nella giornata del'assemblea Cgil: «Sono contento che esprimano la loro opinione, così ricominceremo a confrontarci sul merito e non attraverso insulti e invettive. Non abbiamo avversari nelle altre organizzazioni sindacali. Come dimostrano i casi di tagli a scuola, università e ricerca, le lotte, se fatte in maniera ampia e intelligente, servono».
Ma da Bonanni e Angeletti arrivano pesanti altolà: «Nel commercio è già così, nel pubblico è già così, nel privato è così nei fatti», afferma reciso il leader Cisl su possibili accordi separati anche sulla riforma dei contratti. Per Bonanni la Cgil è «fuori da tutti i campi contrattuali: è oggettivo».
E per Angeletti quella della Cgil «è una torsione, non sono più convinti di voler fare sindacato, che oggi significa misurarsi sulla qualità delle soluzioni». E la decisione di non firmare i contratti siglati invece da Uil e Cisl si spiega per Angeletti in un solo modo: «Avevano già deciso che dovevano fare uno sciopero generale, e firmando sarebbe stato più complicato». Un modo come un altro per avvertire, fosse servito, che Cisl e Uil allo sciopero generale non andranno. È per loro un'estremissima "ratio", evocata solo per il caso in cui il governo volesse «tergiversare o lesinare nei sostegno ai lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, sia precari sia a contratto a tempo indeterminato». E Angeletti insiste: la priorità è «un patto per la crescita, più investimenti, l'istituzione di una cabina di regia» e le misure sulle tredicesime, un piano di rilancio contraltare per la Uil alla riforma dei contratti.

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