Per Marchioli la riduzione delle commesse riguarda l'80% delle imprese. Girinelli: premiare chi è corretto Malandra: problemi automotive. Cardo: prodotti diversi
CHIETI. Il vento della recessione spira senza ostacoli evidenti. Sono in affanno interi ambiti produttivi. Non solo l'edilizia, come ha denunciato l'Ance teatina, nucleo costruzioni edili di Confindustria, nell'accusare gli enti locali di aver bloccato i pagamenti dei lavori dati in appalto. Tra qui e l'inizio del prossimo anno, stando alla Cgil, ben l'80% delle aziende locali faranno ricorso più o meno alla cassa integrazione. La Cisl aggiunge che la domanda di ammortizzatori sociali in provincia è già cresciuta del 20% in quest'ultimo semestre. Un dato che segue anticipi poco incoraggianti.
Nel 2007 sono state consumate 386mila 106 ore di cassa integrazione. Nel 2008 sono passate a 443mila 222, con un incremento di oltre 57mila ore. Più ammortizzatori sociali hanno significato maggiore incertezza sul reddito e meno consumo. Il circuito della spesa si è fermato e oggi c'è timore di deflazione, perdita di valore dei patrimoni per contrazione dei consumi. Cosa fare? Cgil, Cisl e Uil confidano in maggiori investimenti pubblici su infrastrutture e incentivi all'insediamento di nuove aziende, che diversifichino l'assetto produttivo locale e rilancino l'occupazione magari con quqlche aiuto statale.
«I tagli dell'ultima finanziaria governativa hanno messo al tappeto la capacità di spesa degli enti pubblici», dice Michele Marchioli, segretario provinciale della Cgil, «questo aggrava l'immobilismo sulle infrastrutture, già registrato in precedenza. E' in crisi anche l'edilizia privata. Cadono gli investimenti in beni durevoli, come le case, perché i salari sono a rischio. Grandi industrie, non solo dell'edilizia, poi, cominciano a chiedere cassa integrazione. Molte la programmano a cavallo di Natale». Lucio Girinelli della Filca-Cisl sottolinea come la Marrollo costruzioni, big del settore, abbia già previsto cassa integrazione per alcuni comparti. Sul rilancio richiama, poi, principi di etica. «Con l'Ance dobbiamo mettere su un'azione che premi le aziende corrette. Chi opera nel rispetto delle leggi sul lavoro e sulla sicurezza va sostenuto. La crisi in atto dà spazio a una speculazione nel settore edilizio, che spaventa. Società, soprattutto non abruzzesi, utilizzano manodopera irregolare, e questo a danno della qualità del settore. Per noi il rilancio parte dal risanamento». Leo Malandra, segretario provinciale Cisl, allarga il tiro. «La recessione si avverte anche in settori trainanti dell'export, quali l'automotive», afferma, «a questo dovrebbero rispondere azioni anticicliche, come l'investimento in opere pubbliche e infrastrutture. La Regione al momento è però al collasso e registra immobilismo. Così anche le risorse, che arrivano dall'ambito comunitario, faticano ad essere spese». Lunedì la Uil raduna un comitato regionale sulla crisi. «Ci preoccupano l'edilizia ma anche l'automotive, che alimenta un indotto non indifferente», commenta Antonio Cardo, segretario provinciale Uil, «per rilanciare l'economia dobbiamo pensare a una diversificazione delle produzioni per evitare che crisi congiunturali come queste facciano cadere con effetto domino l'intero assetto. Potrebbe aiutare un maggiore sguardo all'ecocompatibilità e all'alta tecnologia».