Colaninno a Ginevra promosso dall'agenzia internazionale che regola i voli. Gli advisor di Fantozzi valutano l'offerta da un miliardo
ROMA. Roberto Colaninno segna un altro punto e incassa il via libera di Iata all'acquisto di Alitalia. Ieri a Ginevra l'incontro con l'ad Giovanni Bisignani, presente il presidente di Enac Vito Riggio, si è concluso con un nulla osta all'ingresso nei cieli della Compagnia aerea italiana. Questo mentre i lavoratori continuano a chiedere nuove trattative, gli advisor del commissario Augusto Fantozzi fanno i conti per capire se un miliardo di euro bastano per acquistare il buono della vecchia Alitalia.
L'aspetto finanziario non è indifferente. Il piano Fenice di Intesa Sanpaolo prevedeva una spesa sui 400 milioni. La valutazione di Banca Leonardo e Rothschild ha costretto a mettere sul piatto più del doppio. Si tratta ora di capire se il prezzo è giusto e se basterà a sanare i debiti di Alitalia, sempre più consistenti. Il commissario, infatti, non può vendere al ribasso. Cai, però, ha fretta e vorrebbe volare da fine novembre. Una corsa contro il tempo giustificata dalla perdita di reputazione e di passeggeri di Alitalia. Le biglietterie, a quanto si sa, vendono sempre meno e ciò fa dire al ministro Scajola che «uno sciopero in questo momento sarebbe una follia». Per la verità lo sciopero non è per niente ecluso. Le sigle che non hanno accettato il Lodo Letta intendono difendere livelli salariali e posti di lavoro con qualsiasi «azione sindacale, di lotta e legale».
Non rasserenano gli animi, del resto, dichiarazioni come quelle dell'altro giorno di Colaninno che in assenza della disponibilità dei piloti Alitalia è «pronto ad assumerne da Ryanair». E di converso gli irlandesi sarebbero ben contenti di annettere ai loro ranghi molte professionalità dell'Alitalia.
La trattativa però è ferma e gli incontri in calendario soltanto tecnici. Oggi i 9 sindacati attivi in Alitalia, confederali, Ugl e autonomi, vedono Fantozzi per esaminare la situazione dei conti al momento. Per il 13 novembre è prevista la presentazione al mercato della 3ª trimestrale e non bisogna essere un grande banchiere per intuire che sarà un disastro. Ieri i confederali dei trasporti hanno approfittato di un'audizione parlamentare sul gruppo Tirrenia per esprimere le proprie ulteriori preoccupazioni su Alitalia. Intanto, il governo ribadisce piena fiducia agli imprenditori della cordata Cai, lasciando intendere che non esiste più margine per interventi di mediazione. Il che irrita Italia dei valori e la sinistra.
E anche per Tirrenia, l'«Alitalia dei mari», parte la privatizzazione dopo anni di bilanci in rosso contando sulle convenzioni. Il Consiglio dei ministri ha infatti deliberato ieri la definizione dei criteri di privatizzazione e delle modalità di dismissione della partecipazione detenuta indirettamente dal Ministero dell'economia. Il governo, ha spiegato il ministro Matteoli, dovrà chiedere una proroga dell'attuale convenzione (senza bisognerebbe passare alla gara) per avere il tempo di «attuare il processo di privatizzazione». Di privatizzazione di Tirrenia (già nell'orbita Iri come Alitalia) si era cominciato a parlare all'inizio del 2000. Ora si conta di arrivare alla dismissione della società entro il 2009.