Il nome della legge è un programma: «Norme sulle fognature e i precari». Scoli fecali e assunzioni clientelari; poveri ragazzi, aspettavano quel posto da tempo nelle Asl, in consiglio regionale, al servizio del politico di turno ora ci arrivano attraverso una cloaca massima. Ultima seduta del «parlamentino» abruzzese, venerdì, l'altroieri. Non poteva finir peggio. Mille assunzioni, un'infornata elettorale. Si è votato nel caos, emendamenti su emendamenti, chi più ne ha più ne metta, ora o mai più. Il centrosinistra, nelle sue ultime ore in maggioranza in questa legislatura, s'è giocato il tutto per tutto: un pacchetto di voti val bene una lazzaronata. Ma anche esponenti del centrodestra c'hanno messo il loro carico: un portaborse qua, una mancia campanilistica là. La sera del 1º dicembre si vedrà chi è stato più bravo a trasformare i soldi di tutti in preferenze individuali.
Fa bene il candidato presidente del Pdl, Gianni Chiodi, a tuonare contro questa manovra elettorale, ma tenga bene a mente che la trasversalità tra uno schieramento e l'altro ha scandito i momenti peggiori della Regione, a cominciare dallo scandalo delle cliniche private. Hanno fatto bene anche i consiglieri di Rifondazione e Italia dei valori a dissociarsi da quella delibera pasticciata: non tutti, per fortuna, sono uguali. Cambiano le giunte, i presidenti, gli assessori ma da quindici anni a questa parte in Abruzzo restano intangibili quei gruppi di potere veri e propri governi paralleli che operano nel campo della sanità, dell'acqua e degli acquedotti, delle leggine omnibus dove dentro ci trovi tutto e il contrario di tutto. Una trasversalità che fa del saccheggio delle casse pubbliche l'elemento unificante tra i notabili locali, con buona pace di chi si definisce di destra e chi di sinistra.
E' quel che si è verificato l'altra sera nel Palazzo dell'Emiciclo dell'Aquila così come altre volte nel corso degli anni. A chi vincerà le elezioni sia Carlo Costantini per l'alleanza di centrosinistra, sia Gianni Chiodi per il Pdl tocca rompere questo schema che ha mortificato l'Abruzzo. Un conto è il riconoscimento reciproco e il rispetto dei ruoli di maggioranza e di opposizione. Un conto è anche la collaborazione bipartisan su questioni fondamentali, decisive per il futuro della regione. Ben altro è il veleno stordente della spartizione reciproca, sottobanco, che fa gli interessi di pochi ai danni della maggior parte dei cittadini.
E' questo il rinnovamento che l'opinione pubblica più avvertita si augura avvenga tra tre settimane con il voto popolare.