ROMA Una giornata senza trasporti pubblici. Niente treni, che sono in sciopero da ieri sera alle 21 e non ripartiranno prima delle 21 di stasera. Niente autobus e metropolitane, che invece si fermeranno per l'intera giornata di oggi. Come sempre sarà rispettato l'obbligo di garantire i servizi minimi, previsto dalla legge. Nelle città si potrà trovare qualche mezzo nelle fasce orarie di maggiore frequentazione (diverse da comune a comune, ma sempre comprese fra le 6 e le 9 di mattina, fra le 18 e le 21 alla sera). Quanto alle ferrovie, in quelle stesse fasce orarie saranno assicurati i treni regionali e nell'arco della giornata partirà un centinaio di treni a lunga percorrenza (l'elenco si può leggere sul sito internet www.ferroviedellostato.it).
Lo sciopero è stato indetto dai sindacati confederali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, e dalle sigle autonome Orsa, Faisa, Fast. Motivo: il rinnovo del contratto nazionale. Il contratto è scaduto da oltre dieci mesi, ma ancora non c'è stata neanche una prima convocazione per aprire la trattativa. Dall'inizio dell'anno è la terza volta che i lavoratori del settore si fermano: la prima volta era stato il 9 maggio, con quattro ore di astensione dal lavoro; la seconda il 7 luglio, con un vero sciopero di ventiquattro ore.
Il contratto si presenta particolarmente difficile perché, per la prima volta, si dovranno unire i contratti di due categorie fino a oggi rimaste separate: il trasporto locale e le ferrovie. La trattativa non riesce a partire in particolare per la resistenza delle aziende di trasporto locali. Secondo l'associazione che le rappresenta, la richiesta avanzata dai sindacati (150 euro lordi di aumento mensile) farebbe crescere il costo del lavoro del 20%. Un costo che dicono i bilanci delle aziende non possono sostenere. I sindacati però negano che l'aggravio di costi ammonti al 20%.
Già prima dello sciopero di luglio, il fronte sindacale ha invocato la mediazione del governo. Il ministro Matteoli si è detto disponibile a intervenire. Tuttavia in tutti questi mesi la convocazione non è ancora arrivata, forse anche per via della contemporanea vertenza che ha riguardato l'Alitalia. I sindacati che hanno proclamato lo sciopero hanno fatto chiaramente capire che sarebbe bastata una semplice convocazione per convincerli a sospendere lo sciopero. Insomma Cgil, Cisl, Uil e le altre sigle sostengono che si sarebbero potuti evitare tanti disagi ai cittadini, «se la trattativa fosse partita». Dal canto loro la controparte, cioè le aziende di trasporto, definiscono «incomprensibile» questo sciopero.
Finora il fronte sindacale è riuscito a mantenersi unito (con l'eccezione degli autonomi di sinistra Cub, che hanno sempre giocato una partita a parte). Non si rilevano insomma quelle fratture che hanno portato alla spaccatura fra Cgil, Cisl e Uil nel pubblico impiego. D'altra parte l'accordo raggiunto da Cisl e Uil con il governo per i dipendenti pubblici rischia di mettere in difficoltà la categoria dei trasporti: i sindacati di Bonanni e Angeletti hanno detto sì a un aumento di 70 euro lordi, pari a una rivalutazione del 3,2% per coprire due anni di inflazione (2008-2009).
In ballo un aumento medio di 150 euro lordi al mese
ROMA Per rinnovare il contratto i sindacati chiedono 150 euro lordi mensili di aumento. Si tratta di una richiesta iniziale, quindi si può immaginare che nel corso di una trattativa ci sia anche la disponibilità a ridurre la richiesta, ma al momento ovviamente i sindacati insistono con la loro richiesta. La somma di 150 euro equivarrebbe a una rivalutazione delle buste paga superiore al 9%. Se si fa il confronto con gli aumenti ottenuti nei contratti passati, si vede che nel 2004 fu concesso un incremento di 105 euro, mentre nell'ultimo contratto (anno 2006) la cifra fu di 102 euro lordi. Va considerato che nel nuovo biennio 2008-2009 l'inflazione sarà certamente più alta che nei due anni precedenti. Nel 2006-2007 il costo della vita è salito del 3,9%, mentre per il biennio in corso si prevede un inflazione reale certamente superiore al 5%, forse vicina al 6%.
È vero che il governo ha fissato l'inflazione programmata al 3,2%. E che una rivalutazione delle busta paga calcolata su questa percentuale è stata recentemente accettata da Cisl e Uil per il pubblico impiego. Ma è vero anche che nel settore dei trasporti i dipendenti hanno sempre avuto una notevole forza contrattuale.