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Pescara, 30/04/2026
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Data: 10/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Portaborse, è scontro nei partiti. I candidati governatori: norma da cancellare

PESCARA. Non è stato un assalto alla diligenza, ma una scaramuccia ben studiata. Il gioco rapido di prestigio che lascia stupiti e stordisce. È successo così per l'infornata dei mille precari in Consiglio regionale, ma soprattutto per i 70 portaborse. Una mossa soppesata, più volte rimandata, poi conclusa nel più classico dei modi: con un emendamento infilato in una banale legge sulle fogne (per aggirare gli obblighi delle leggi di bilancio che hanno bisogno di una maggioranza qualificata di 21 voti), e senza padri riconosciuti e riconoscenti. L'ennesima legge orfana, come quella sull'omnibus e sull'aumento, poi abortito, degli stipendi dei consiglieri.
Il risultato è l'assunzione di circa mille tra precari, co.co.co e personale dei gruppi politici. Nel dettaglio si tratta di 600 precari delle Asl e 300 della Regione, ai quali vanno aggiunti una settantina di portaborse. I due emendamenti presentati e votati nella confusa seduta del 7 ottobre sono certamente di maggioranza come paternità. In particolare il secondo, quello più contestato sull'assunzione dei portaborse, porta la firma del capogruppo dei Verdi Walter Caporale. La maggioranza li ha votati ma non in maniera compatta e qualcuno ignorandone il contenuto, come accade spesso, almeno tra i consiglieri distratti e meno motivati che in genere sono un buon numero.
I voti contrari sono venuti dal centrodestra, ma anche dai consiglieri di Rifondazione comunista Daniela Santroni e Angelo Orlando, dalla consigliera dell'Unione Maria Rosaria La Morgia e dall'ex consigliere dell'Italia dei Valori Bruno Evangelista, che ora accusa gli ex compagni di pilatismo: «Al momento del voto sono usciti dall'aula» (almeno i due presenti, perché Augusto Di Stanislao era a casa).
Non ha votato l'emendamento dei portaborse il capogruppo di Sinistra democratica Gianni Melilla, che però non ci tiene a dare al centrodestra la patente della moralità. Melilla attacca infatti «l'ipocrisia dei vari consiglieri regionali di centrodestra che prima della seduta erano venuti a raccomandare l'approvazione di quell'emendamento per sistemare il personale dei gruppi, salvo poi parlarne male e smarcarsi». Una doppia morale «inaccettabile» dice il capogruppo di Sinistra democratica, che conclude: «Addirittura un consigliere regionale del Popolo delle Libertà, alla presenza di altri consiglieri regionali, mi ha proposto di firmare un emendamento in questo senso, emendamento che io non ho sottoscritto».
Melilla è però d'accordo sull'assunzione degli altri precari della Regione: «Quei giovani hanno diritto ad un futuro più sicuro e questo vale anche per i precari delle Asl e di altri Enti regionali. La stabilizzazione di questi lavoratori può essere perseguita senza aggravi finanziari perché essi sono già a carico dei rispettivi enti. Non ci si può lamentare del problema del precariato e contemporaneamente indignarsi se proviamo a risolverlo senza aggravi finanziari».
Rimanda al mittente le accuse Nazario Pagano, capogruppo regionale di Forza Italia: «Forza Italia e il centrodestra hanno votato contro una norma pensata, redatta e approvata dal centrosinistra La mia posizione era ed è che si sarebbe dovuto approvare un provvedimento-ponte, che affidasse al nuovo esecutivo il compito di studiare le procedure idonee».
Ora la palla passa al governo, che potrebbe impugnare la norma davanti alla Corte costituzionale, come ha già fatto per una legge analoga precedente. Ma anche al prossimo governo regionale. I candidati degli schieramenti maggiori, Gianni Chiodi (Pdl) e Carlo Costantini (centrosinistra) hanno gridato allo scandalo e promesso che aboliranno la norma.

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