Gentile direttore, siamo alcuni di coloro che, con un appellativo tanto evocativo quanto improprio ed errato, i mezzi di informazione chiamano «portaborse» e verso i quali, anche il suo giornale, ha contribuito a gettare cospicui quantitativi di fango da far ben sedimentare nelle coscienze dell'opinione pubblica della nostra regione. Francamente non ci aspettavamo molto di più da un'informazione regionale che da anni ormai si contraddistingue per essere molto urlata, che si traveste talvolta da bollettino ufficiale di questo o di quello, e che si rivela poco incline alla verifica scrupolosa dei fatti. Non una sola parola sull'impostazione, sulle modalità di stipula, sulla struttura giuridica dei nostri contratti. A nessuno è balenato per la mente che forse potevamo avere i requisiti per accedere alle procedure di stabilizzazione, in forza non di una furbata dei soliti politici, ma di ben due leggi finanziarie nazionali.
Se, invece di sbattere il mostro in prima pagina, vi foste degnati di approfondire questa storia (ma con rigore giornalistico e non confabulando con qualche funzionario o con qualche sindacalista nei sottoscala dei palazzi regionali) forse qualche dubbio si sarebbe insinuato anche in mezzo alle vostre granitiche certezze. E, per inciso, stendiamo un velo pietoso sull'ignavia di molti che si sono comportati come quel vecchio professore di una celebre canzone di De Andrè, che di giorno chiamava la prostituta «pubblica moglie» ma poi la stessa, di notte, «stabiliva il prezzo alle sue voglie». I cosiddetti «portaborse» - nell'ambito delle varie assemblee legislative, quelle parlamentari in particolare - sono stipendiati direttamente dal politico, attraverso fondi propri, con contratti di collaborazione o consulenza. Noi abbiamo stipulato un contratto a tempo determinato con la Regione Abruzzo, dalla quale percepiamo lo stipendio; timbriamo il cartellino e il nostro rapporto di lavoro è regolato dal contratto nazionale del pubblico impiego. La chiamata diretta - l'istituto che ci rende appestati nel lazzaretto regionale - avviene non per le estemporanee manovre di qualche politico ma ex lege, ai sensi della legge regionale 18/2001. Quanto poi questo rapporto fiduciario possa inficiare la rilevata presenza di tutti i requisiti richiesti dalle leggi finanziarie nazionali è tema quanto meno dibattuto, verso il quale alcuni, autorevoli, uffici legislativi si sono pronunciati a nostro favore (e qualcuno contro, ma come si dice: l'erba del vicino è sempre più verde!).
I gruppi consiliari sono organizzati come uffici di supporto ed hanno dignità di struttura amministrativa. Molti di noi sono lavoratori che hanno un rapporto di lavoro con la Regione da parecchi anni, persino qualche lustro, ed hanno acquisito una propria professionalità. Il motivo per il quale noi non si possa partecipare ad una selezione pubblica e concorrere ad un processo di stabilizzazione, nel rispetto rigoroso della legge e sgombrato il campo da pregiudizi ideologico-propagandistici, è uno di quei casi su cui un bravo cronista dovrebbe indagare. Ma tant'è, noi siamo portaborse a prescindere, quasi per una sorta di tara antropologica.
I dipendenti regionali a tempo determinato L'Aquila