ROMA Finito lo sciopero selvaggio del "Comitato di lotta". Forse. Finito il caos dei voli. Forse. Perchè piloti, assistenti di volo e una fetta del personale di terra sono determinati a proseguire nella loro "protesta bianca" che sta rallentando le operazioni di imbarco e sbarco degli aerei. E, dunque, atterraggi e decolli. Anche ieri disagi pesantissimi per gli aspiranti passeggeri. A fine giornata i voli cancellati sono stati oltre 124, secondo l'Alitalia. Che ha puntualizzato: «Stiamo facendo il massimo sforzo per ridurre al minimo i disagi dei clienti». Per oggi previste altre 50 cancellazioni. I più penalizzati, naturalmente, lo scalo milanese di Linate e quello romano di Fiumicino. Una conseguenza e dello stop attuato dagli "irriducibili (duecento o trecento) e delle operazioni al ralenty decise dalle cinque sigle del "fronte del no". Un mix micidiale che ha procurato danni pesantissimi all'operativo di Alitalia che ha lasciato sulle piste centinaia di migliaia di euro. Anpac, Up, Anpav, Avia e Sdl continuano a contestare il presunto stravolgimento del protocollo di palazzo Chigi con particolare riguardo degli assetti contrattuali della nuova compagnia. Intanto però la protesta colpisce direttamente la vecchia Alitalia e non Cai e colpisce migliaia di passeggeri che sono costretti a pagare pesantemente le ricadute di una vertenza che dieci giorni fa sembrava chiusa. Molti hanno dovuto trascorrere la notte dormendo a terra e sulle poltrone delle sale di attesa.
«Le responsabilità - ha rimarcato il presidente dell'Unione Piloti, Massimo Notaro - sono in capo ai ministri e alla Cai che ha deciso di arrivare allo scontro. Noi abbiamo provato per due mesi a trovare una soluzione». Up come le altre quattro sigle autonome confermano la presa di distanza dai "ribelli" del "Comitato di lotta", ma intendono portare avanti le loro rivendicazioni nel rispetto delle norme: intanto aderiranno alla protesta dei Cub prevista per il 25 novembre e poi proseguiranno con un rosario di altre quattordici scioperi, da dicembre a maggio. Precettazione permettendo. Nel frattempo la vecchia Alitalia potrebbe esalare l'ultimo respiro per mancanza di ossigeno. E potrebbero non essere pagati stipendio di dicembre e tredicesime ai dipendenti in esubero. A lanciare l'allarme i sindacati confederali che hanno chiesto un incontro al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, per chiarire tutte le incognite che gravano sulla cassa integrazione e la messa in mobilità del personale dell'ex aviolinea. Gli stessi sindacati, in serata, hanno incontrato i vertici di Cai per una prima verifica sui testi dei contratti. Altre riunioni sono previste per i prossimi giorni.
Lo staff di Colaninno non sembra assolutamente intenzionato a riaprire la partita dei contratti come chiesto da piloti a assistenti di volo. «E' venuto il momento - ha sottolineato il leader della Cgil Epifani - che il sottosegretario Letta si assuma il compito di mediare». «Mi sembra però - ha osservato il numero uno della Uil Angeletti - assolutamente naturale che in una fase di incertezza ci siano queste reazioni». «Sono iniziative spontanee - ha rilevato il segretario generale della Cisl Bonanni - che creano un clima avvelenato, senza regole». Secondo Renata Polverini dell'Ugl «lo sciopero selvaggio è una iniziativa che alla fine danneggia solo i cittadini e i lavoratori che ne fanno un giusto uso».
Intanto il "fronte del no" ha inviato al Commissario Ue ai Trasporti Tajani una lettera per sottoporgli il problema del passaggio delle bande orarie tra la vecchia e nuova Alitalia. Secondo Anpac, Up, Anpav, Avia e Sdd le norme comunitarie «non paiono essere applicabili alla nuova concorrente Cai».