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Data: 13/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Epifani: grave escluderci, sciopero generale. La Cgil accusa il governo: vuole dividerci da Cisl e Uil. E sull'Università Bonanni si sfila

Braccia incrociate per quattro ore il 12 dicembre

ROMA. Sciopero generale il 12 dicembre. Lo proclama la sola Cgil, Cisl e Uil contestano la scelta. La Cisl si sfila dallo sciopero di domani nell'Università, la Uil, invece, per ora resta. L'unità sindacale sembra un pallido ricordo, colpa del vertice convocato da Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli martedì sera. Intorno al tavolo c'erano la Confindustria, i ministri Tremonti, Sacconi e Scajola, la Cisl e la Uil. «Non c'è stato nessun incontro - prova a smentire Raffaele Bonanni, segretario della Cisl - sono tre mesi che siamo in tensione con la Cgil e comunque vada Epifani si arrabbia sempre». «Invece a fantasticare di inviti che non ci sono stati - dice Angeletti (Uil) - perché Epifani non si interroga sul comportamento che la Cgil ha messo in atto già da molto tempo?».
«Di tanto in tanto - prosegue - diserta i tavoli anche con le controparti naturali. Ha rotto con Cisl e Uil in occasione di tutti gli accordi: con la Confcommercio, nel pubblico impiego, con Confindustria. Ha infine deciso di indire, già da molte settimane, uno sciopero generale per il prossimo mese di dicembre senza degnarsi di consultare Cisl e Uil».
Sciopero generale, dunque. La data scelta è quella del 12 dicembre, ovvero la giornata in cui avrebbero dovuto scendere in piazza i metalmeccanici della Fiom. La loro protesta non ci sarà, mentre restano confermate quelle nell'Università (domani, attese a Roma almeno 100mila persone) e quella di sabato (lavoratori del commercio).
Niente invito alla Cgil, ma niente invito nemmeno all'Ugl, il sindacato vicino ad An. Renata Polverini, segretario Ugl, convoca d'urgenza la segreteria confederale. «E' per valutare l'atteggiamento del governo in merito alle modalità con cui si sta affrontando la grave crisi economica», si legge in una nota. Ma all'uscita Polverini mostra tutta la sua rabbia per la mancata convocazione da parte di Berlusconi: «Pensavamo che la stagione degli incontri riservati fosse terminata con la passata legislatura. Forse sarebbe opportuno affidare a Gianni Letta una cabina di regia per ricucire, prima, e coordinare, poi, un corretto rapporto fra le parti sociali».
Guglielmo Epifani è livido quando entra nella riunione della sua segreteria. «Quello che è accaduto martedì sera, se confermato, è gravissimo, una cosa senza precedenti». Il «se confermato» pare pleonastico, ma Epifani ha inviato una lettera per chiedere chiarimenti a Raffaele Bonanni, Cisl, e Luigi Angeletti, Uil, nonché alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Epifani chiede anche un'immediata convocazione da parte del governo.
I toni di Epifani non sono concilianti. «Il presidente Berlusconi - dice - dimostra così di non avere alcun rispetto nei confronti dei suoi interlocutori quando esprimono opinioni diverse dalle sue. Sul tema della crisi il governo non prevede momenti formali di confronto con tutte le parti sociali, mentre quelli riservati li tiene solo con alcuni soggetti, escludendo Cgil, Ugl e tutte le altre rappresentanze d'impresa».
«Quello nei nostri confronti - dice ancora il leader della Cgil - è un comportamento particolarmente grave perché abbiamo inviato al governo e alle altre parti sociali una piattaforma con le nostre proposte per affrontare la crisi. Il governo dimostra di non voler aprire un confronto». Un atteggiamento, quello del governo, che riguarda anche tutta l'opposizione: «In Italia è impossibile fare un confronto utile con l'opposizione in vista del prossimo G2 - dice il presidente del consiglio - non abbiamo un'opposizione socialdemocratica, non ci sono le condizioni per trarre una qualche utilità da ciò».
«Incontri informali - dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - ci sono e ci saranno sempre, quel che contano sono i dati politici. Rispetto le libere decisioni della Cgil, tuttavia le considero mosse da valutazioni più politiche che sindacali».

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